La curiosità di riprodurla come dolcetto domenicale mi mangiava viva: ma è chiaro che Gerbeaud è una ditta di sangue blu che più blu non si può, e la ricetta, al pari di quella della torta Sacher, è segreta e non vengono certo a dirla a me... quindi mi sono data a un'operazione, per dir così, scientifica, quale la ricostruzione del procedimento e delle dosi a partire dalle ricette rintracciabili in giro. Ricerca non facilissima, perché buona parte delle fonti è in ungherese, e l'ungherese, come l'arabo e lo swahili, è una di quelle lingue davanti alle quali alzo bandiera bianca. Che si fa allora? Si confrontano ulteriormente le ricette in ungherese con quelle in tedesco, di provenienza austriaca, e piano piano si comincia a decifrare che búzaliszt è la farina, tojás vuol dir uovo e, udite udite, élesztő è il cugino ungherese del lievito... dev'essersi sentito così quel tizio della stele di Rosetta.
È stata una fatica, ma ne è valsa la pena! proprio buono... I misteriosi ingredienti erano:
- 350 g. di farina;
- 1 uovo;
- 200 g. di margarina;
- un pizzico di sale;
- 50 g. di zucchero a velo;
- 100 ml. di latte;
- un pizzico di lievito per dolci;
- una bustina di zucchero vanigliato;
- 10 g. di lievito di birra + un cucchiaino di zucchero.
- 120 g. di noci macinate;
- 100 g. di zucchero a velo;
- 200 g. di marmellata di albicocche;
- 30 g. di burro;
- 30 g. di cacao amaro;
- 80 g. di zucchero;
- 2 cucchiai di latte.
Intanto si scioglie nel latte tiepido il lievito di birra, con il cucchiaino di zucchero, e si mette da parte finché il composto non diventa schiumoso; quindi si aggiunge alla farina setacciata con il lievito in polvere e si impasta con la margarina e gli altri ingredienti. Se si usa l'impastatrice o il mixer, è anche meglio per quanto riguarda l'amalgama degli ingredienti, ma bisogna fare attenzione a non fare riscaldare troppo la margarina: è in una quantità consistente, e la pasta diventerebbe alquanto "unta". Comunque se succede niente paura, basterà mettere un po' la pasta in frigo prima di spianarla, intanto che prepariamo la farcitura.
Le noci sono in vendita anche già macinate, ma ad avere la pazienza di macinarle da soli ci si guadagna in sapore. Si unisce il trito allo zucchero a velo ed è fatta.
La pasta va divisa in tre parti, di cui una leggermente più grande, e ciascuna si spiana in una sfoglia spessa circa mezzo centimetro. Si fodera con la prima sfoglia uno stampo (il mio è quadrato, 22x22), la si spalma di marmellata e si sparge sopra metà della miscela noci-zucchero; si ripete l'operazione e si ricopre il tutto con la sfoglia più grande, con la quale bisogna cercare di ricoprire anche i lati del dolce. Al termine, si lascia riposare la torta per un'ora a temperatura ambiente. La cottura dura, per uno stampo delle dimensioni del mio, 30-35 minuti a 170º; bisogna, prima di infornare il dolce, bucherellare con una forchetta lo strato superiore per evitare che assuma forma di paesaggio alpino.
Per la glassa, si scioglie cacao e zucchero con il burro e si aggiungono un paio di cucchiai di latte, frullando poi il tutto con un frullatore ad immersione, un minipimer insomma. C'è però chi, al posto della glassa a specchio, usa una copertura di cioccolato come quella della Sacher. Si riveste la torta fredda con il cioccolato e si lascia riposare a temperatura ambiente. La Gerbeaud si serve tagliata a fette rettangolari o a fettine sottili come nella foto. In ogni caso la più grossa va a chi, sprovvisto del passaporto ungherese, riesce a pronunciare d'un fiato il nome originale di Zserbó-Szelet.
Le noci sono in vendita anche già macinate, ma ad avere la pazienza di macinarle da soli ci si guadagna in sapore. Si unisce il trito allo zucchero a velo ed è fatta.
La pasta va divisa in tre parti, di cui una leggermente più grande, e ciascuna si spiana in una sfoglia spessa circa mezzo centimetro. Si fodera con la prima sfoglia uno stampo (il mio è quadrato, 22x22), la si spalma di marmellata e si sparge sopra metà della miscela noci-zucchero; si ripete l'operazione e si ricopre il tutto con la sfoglia più grande, con la quale bisogna cercare di ricoprire anche i lati del dolce. Al termine, si lascia riposare la torta per un'ora a temperatura ambiente. La cottura dura, per uno stampo delle dimensioni del mio, 30-35 minuti a 170º; bisogna, prima di infornare il dolce, bucherellare con una forchetta lo strato superiore per evitare che assuma forma di paesaggio alpino.
Per la glassa, si scioglie cacao e zucchero con il burro e si aggiungono un paio di cucchiai di latte, frullando poi il tutto con un frullatore ad immersione, un minipimer insomma. C'è però chi, al posto della glassa a specchio, usa una copertura di cioccolato come quella della Sacher. Si riveste la torta fredda con il cioccolato e si lascia riposare a temperatura ambiente. La Gerbeaud si serve tagliata a fette rettangolari o a fettine sottili come nella foto. In ogni caso la più grossa va a chi, sprovvisto del passaporto ungherese, riesce a pronunciare d'un fiato il nome originale di Zserbó-Szelet.
Ciao,
RispondiEliminagirovagando sono arrivata al tuo blog! Mi presento, sono Kemi e da pochissimo ho anche io un mio blog, il tuo mi ha ispirato simpatia mi sono infatti inserita fra i tuoi lettori fissi e ti ho inserito fra i blogs che seguo!
Sempre girovagando ieri ho visto sul blog di dolciagogo -> http://dolciagogo.blogspot.com
questa raccolta: http://dolciagogo.blogspot.com/2009/04/i-dolci-piu-buoni-del-modola-raccoltasi.html
te la segnalo perchè credo che tu hai sicuramente delle ricette da proporre!
Un saluto
Kemi