mercoledì 24 luglio 2019

Torta di mirabelle...


...ovverossia di quelle susine piccole piccole e dal colore giallo-arancione che, se non le trovate, potrete tranquillamente sostituire con susine normali.
Questo dolce l'ho preparato, per darvi un'idea della lentezza con cui aggiorno il blog - e lo so non si dovrebbe - per una manifesta tra colleghi per il compleanno di Herr Dr.-Dr. Ed era agosto. Sì, avete capito bene: dell'anno scorso. Nel frattempo, un cambio di lavoro e cento, mille, diecimila robe da fare e da finire. Adesso però le prugne arrivano e sarebbe un peccato se non vi passassi per tempo la ricetta.

A proposito: se non avete da sfamare un popolo dimezzatela, perché serve per una teglia rettangolare 30x40. 

Vi servono:
per la copertura
  • mirabelle, 2 kg (sul serio, due; perché sono piccine come ciliegie. Se usate susine più grandi riducete, tenendo conto che dovrete coprire l'intera superficie del dolce; oppure andate sparati per due chili e quelle che restano ve le mangiate nature, che non guasta mai);
  • 40 ml. di liquore amaretto
  • uova, 2
  • panna acida al 10% di grassi, che qui si chiama Schmand, 200 g
  • zucchero, 100 g
  • una presa di cannella
  • mandorle a lamelle, 100 g
  • marmellata di albicocche mescolata a 2 cucchiai di succo di limone, per lucidare

per la base
  • burro, 250 g 
  • zucchero, 200 g
  • uova, 5
  • farina 00, 300 g
  • mandorle macinate a farina, 100 g
  • una bustina (16 g) di lievito per dolci
  • buccia grattugiata di arancia o limone
  • il classico pizzico di sale
La parte noiosa in questi dolci estivi non manca mai: la preparazione delle mirabelle da snocciolare una per una e dividere a metà. Finito il divertimento, metterle in una ciotola, irrorare col liquore, coprire e lasciare perdere.

Il resto è semplicissimo: montare a crema il burro con il sale, la buccia dell'agrume e lo zucchero, incorporare le uova una alla volta curando bene che ogni uovo si amalgami prima di aggiungere il successivo. Mescolare la farina setacciata con il lievito  e le mandorle macinate e aggiungere questa miscela alla massa di burro e uova, a cucchiaiate.
Versare l'impasto nella teglia imburrata e spolverata di pangrattato e distribuirvi sopra le mirabelle. Infornare a 160º per 30 minuti.

Nel frattempo non vi mancherà il da fare, e cioè: 
Separare le due uova e montare gli albumi a neve molto ferma. Lasciarvi cadere lo zucchero a pioggia e continuare a montare per fissare la meringa. Mescolare i tuorli, la panna acida e la cannella e incorporarli alla massa montata. Terminare con le mandorle a lamelle.
Distribuire uniformemente il composto sulla torta dopo i 30 minuti di cottura e continuare per altri 15 minuti alla stessa temperatura.
Lasciare raffreddare e lucidare con la marmellata di albicocche diluita col succo di limone. Conservare al fresco fino al momento di servire.

mercoledì 24 aprile 2019

Waffles "a lunga conservazione" (pirata)




Che cosa non si fa per...
... la gola. La gargia, diceva mia nonna.
Nel mio caso, si fa l'impossibile: imparare a fare delle operazioni di calcolo che altri troveranno ridicole, ma che per me che potrei imparare il giapponese in due settimane (e, vi garantisco, senza app di nessun genere: completamente gratis a parte il volo per Tokyo e le spese di soggiorno) sono qualcosa di completamente sovrumano.

Non avendo da mesi voglia, tempo e forma fisica per preparare i biscotti che Herr Dr.Dr. ama mangiare a colazione, per adesso li compro. L'ultima volta c'erano in offerta al supermercato bio le waffles confezionate, e ho pensato che non se ne vedevano da tanto, a tavola, e che tanto valeva cambiare disco. Effettivamente non erano male (stiamo parlando di un negozio del tipo Naturasì, pochi aromi e molta sostanza) e ho pensato che non sarebbe stata cattiva idea copiarle, tanto più che il pacchetto riportava... le percentuali degli ingredienti. Mica tutti, si capisce, ma quelli che contavano.
Herr Dr.Dr., che invece i calcoli li sa fare e anzi li fa per mestiere, ci si è appassionato, ma poi si è distratto (altra cosa che sa fare, per vocazione) e non ci abbiamo pensato più. Ci ho pensato io dopo, valutando il perché e il percome degli ingredienti: per esempio la farina di lupino, che ho capito avere la funzione di conferire struttura alla cialda, visto che va impacchettata e deve durare per qualche giorno. Poi si è aperto l'abisso: il calcolo delle percentuali. Ma a quel punto quelli come me s'ispirano alle tecniche giovanili: e cercano un tutorial per imparare a fare l'operazione.

Insomma: ho imparato una nozione di matematica, che nella vita non guasta mai, e ho copiato le waffles divertendomi un sacco nei vari tentativi. La contentezza per il raggiungimento dell'obiettivo  piratesco mi fa addirittura vincere la consueta pigrizia nel postare la ricetta. Queste waffles si preparano in men che non si dica, sono a prova di stanchezza e ci può riuscire anche un bambino.Ve le consiglio se ne volete di morbide ma nello stesso tempo capaci di mantenere bene la forma, da gustare anche da sole o pucciate nel latte, insomma da trattare come merendina. Hanno, a questo proposito, anche un'altra caratteristica: una riuscirà a mantenervi sazi molto a lungo, forse perché la farina di lupino contiene più proteine. A proposito, peccato che questa farina costi come le sabbie aurifere dello Yukon, ma ho potuto verificare che ci vuole e quindi pazienza, tanto ne serve poca e  vidurerà per un bel po'. Per 9-10 waffles grandi:
  • 3 uova L per un totale di 165 g.
  • Zucchero di canna chiaro, 100 g.
  • Estratto di vaniglia (o vanillina, sia detto senza vergogna perché quando serve, serve)
  • Farina di farro bianca, 110 g.
  • Farina di lupino, 20 g.
  • Latte in polvere, 15 g.
  • Un pizzico di sale
  • Olio di colza, 100 g.
  • 1/3 di cucchiaino di lievito per dolci
  • La punta di un cucchiaino di buccia d'arancia grattugiata
  • Punta di coltello di cannella
Montare le uova intere con lo zucchero e gli aromi  e aggiungere l'olio a filo, facendolo cadere sulla parete del recipiente. Mescolare le polveri tutte insieme e incorporarle alle uova in tre riprese, come sempre senza fare i perfezionisti.
Riscaldare la piastra e cuocere le waffles controllandone la doratura. Conservare in una scatola ermetica.





Buttermilk Waffles (di Re Artù)





La Pasquetta come piace a me: colazione a casa con qualche americanata (no, non uova e bacon: si ribella il DNA), camminata in campagna per l'intera giornata senza pensare ad altro che alla primavera che arriva. In Germania, è anche bello se il tempo collabora e questa della primavera te la fa anche capire concretamente: non è una cosa ovvia, ma per fortuna quest'anno è stato il caso.

L'americanata 2019: i waffles al latticello con la ricetta della King Arthur Flour, denominata Best Waffles Ever, non senza motivo. A me piace alternare quando preparo waffles, a seconda del risultato che mi va al momento e scegliere tra le ricette che ho in archivio quella che serve alla bisogna, ma se  vi piacciono croccanti fuori e morbide dentro, molto leggere, davvero meritano la qualifica di Best Ever. Insieme con quella di Damien Duquesne alias Chef Damien (qui), che è abbastanza simile ma prevede il latte al posto del latticello, questa ricetta è tra le migliori che possiate trovare, anche perché come tutte quelle della KAF non tradisce mai.

Con la piastra che uso io, e che serve per fare waffles quadrate da circa 10 cm di lato, ne riescono una decina. Il metodo è il più semplice del mondo: a destra ingredienti liquidi, a sinistra le polveri, mescolare e cuocere.  Queste le dosi:

  • Farina 00 per tutti gli usi, 120 g.
  • Amido, 40 g.
  • Lievito per dolci, 1 cucchiaino
  • Bicarbonato, 1/2 cucchiaino
  • Sale, 1/4 di cucchiaino (in America, insomma un buon pizzico!)
  • Zucchero, 45 g. (ma la ricetta originale indica 1/2 cucchiaio, probabilmente per poter accompagnare le waffles anche con il bacon di cui sopra);
  • Uova, 2 L (tuorli ed albumi separati)
  • Burro fuso, 30 g.
  • Olio di semi dal sapore neutro, 25 g.
  • Latticello (buttermilk, al supermercato bio o al Lidl e simili), 340 g.
Quello che chiamavo il metodo più semplice del mondo in realtà è l'unico modo per evitare tutti gli errori e le arrabbiature tipici di queste preparazioni, per esempio waffles che poi si afflosciano a frittata o waffles di gomma che rimbalzano. Il principio è che meno mescolate, più contenti sarete alla fine, e pazienza se resta qualche grumo: è tutto sotto controllo. Attenzione solo a separare i tuorli delle uova perché all'inizio userete solo quelli. Miscelate gli ingredienti liquidi e aggiungetevi le polveri setacciate incorporandole con la frusta a mano, senza sbattere. Lasciate riposare l'impasto per mezz'ora. Mentre si riscalda la piastra, montate gli albumi a neve e poi con delicatezza aggiungeteli alla pasta base.  Cuocete a seconda del carattere della vostra piastra, che comanda lei, e poi servite nature con zucchero a velo o con l'accompagnamento che preferite (qui composta di frutti rossi, in attesa che arrivino quelli freschi).



mercoledì 13 marzo 2019

Dessert alla vaniglia, nocciole e mele caramellate





E siamo a febbraio. No, peggio: marzo.
E qui siamo ancora nell'era del budino, quella in cui si tira avanti a creme e cremine perché per un motivo o per un altro c'è da stare a dieta (cioè, a dieta ci sto io, ma siccome Herr Dr.-Dr. non sa cucinare, detengo il comando supremo). Se volessi spiegarvi il perché e il percome non la finiremmo più, e sarebbe un peccato perché invece parlare di questo dessert è molto più interessante.
Se guardate bene, capirete che è leggero per modo di dire. Ha tutto quello che gli serve per essere una delizia, compresa la base di nocciole per cui non dovrete per niente faticare: si forma da sola.

Ve ne riusciranno 2, però piccoli (uso cocottine da 7 cm.), raddoppiare secondo necessità! Ricordate che si preparano il giorno prima. Va bene anche un riposo di tre-quattro ore in frigo, ma preparati in anticipo sono ancora più buoni.

Base per la crema
  • Uova, 2
  • Latte intero, 250 g
  • Zucchero, 70 g
  • Nocciole intere senza pelle, 50 g
  • 1 savoiardo standard da 7-8 g
  • Mezza bacca di vaniglia 
  • 1/4 di mela  
Caramello 
  • Zucchero, 40 g.
  • Acqua, 10 g.
Decorazione
  • 1/4 di mela
  • 15 g. di zucchero
  • un cucchiaino d'acqua
  • un cucchiaino di burro
  • 1 nocciola per ogni budino.

Polverizzare col mixer le nocciole ed il savoiardo. Deve risultare una miscela molto fine.
Portare il latte ad ebollizione con la bacca di vaniglia incisa per il lungo ed i semi, dopo averli raschiati. Lasciare raffreddare, poi eliminare la bacca ed eventualmente filtrare. A me piace troppo vedere i semini di vaniglia, quindi regolarmente mi risparmio questo passo. 

Preparare un bagnomaria in una teglia, metterla in forno e regolare a 150º.

Tagliare a fettine sottili e poi a pezzettini il quarto di mela. Sbattere le uova con lo zucchero e aggiungere il latte aromatizzato alla vaniglia, mescolando bene con la frusta. Continuare con la miscela di nocciole e biscotto, sempre mescolando. 

Preparare un caramello con i 40 g. di zucchero e l'acqua, a secco. Ripartirlo subito negli stampini e disporvi sopra i pezzetti di mela, in modo il più possibile uniforme. Distribuire la crema dopo averla ancora mescolata per renderla omogenea, deporre gli stampini nel bagnomaria e cuocere 30 minuti. Lasciare raffreddare e poi mettere in frigo fino all'indomani.

Per la decorazione affettare sottilmente la mela, preparare un altro caramello con i 15 g. di zucchero e l'acqua, unire il burro e "rigirarvi" dentro le fette di mela. Decorare ogni budino dopo averlo capovolto con la mela caramellata ed una nocciola.


venerdì 11 gennaio 2019

Crostata di ciliegie con pasta Maddalena, fuori stagione!





Racconta la leggenda che quando ero piccola, nel mese di agosto, volessi mettermi il cappotto, e per conseguenza pretendessi di lasciarlo a casa quando invece era inverno. Questa storia la tirano fuori a conferma di una mia vera o presunta tendenza a "fare sempre il contrario", però tutte le leggende familiari hanno del mitologico. Il fatto che il concetto di inverno, a casa mia, fosse piuttosto elastico, così elastico che c'era chi iniziava a insistere ad ottobre con la necessità di coprirsi bene (parlo di ottobre in Sicilia, mica in Finlandia), deporrebbe male circa la veridicità della storia, senonché io oggi la voglio confermare.
È inverno? E io arrivo con le ciliegie.
È appena finito Natale e l'universo mediatico insiste con le diete? E io vi raccomando una delle crostate più pesanti (e più buone) del mondo. 
Vale di più quanto è bella la foto che quanto è buono il prodotto? Ed ecco qua la foto con tanto di briciole. Tié. 

Dopo la premessa dispettosa, premessa seria: la torta è proprio buona, potete farla sia con le ciliegie fresche che con quelle conservate, a patto di scolarle per benino. Io la faccio d'estate con quelle fresche, e se vi arriva adesso è proprio perché stava in cima alla lista delle ricette da trascrivere (lunga, lunghissima, ma se raccontassi perché e percome non ho potuto occuparmene, tra una settimana saremmo ancora qua all'inizio...)

La pasta Maddalena è un impasto a base di uova molto soffice, ma nello stesso tempo dalla consistenza densa. Inquietantemente simile ad un Brownie, anzi ad un Blondie. La ricetta viene dalla rivista La cucina italiana ed è abbastanza nota in giro, però ho dovuto adattare le dosi per le mie esigenze: erano per uno stampo da 24 centimetri e a me serviva utilizzarne uno da 20. Le dosi originali le trovate ugualmente, tra parentesi.

Base
Farina 00, 210 g (300)
Burro, 100 g (150)
Zucchero, 70 g.
Tuorli, 25 g. (uovo M) (2 tuorli, quindi circa 35 g.)
Limone (buccia grattugiata e 2 cucchiai del succo)
Un pizzico di sale

Procedimento classico della pasta frolla: burro a pezzetti sulla farina, intridere fino a ottenere briciole fini, impastare molto rapidamente la miscela con il resto degli ingredienti. Il succo del limone lo aggiungiamo iniziando con 2 cucchiai, quando l'impasto si compatta ci siamo. Formare una palla, avvolgere in pellicola, riposo di 30 minuti in frigo. Non lo buttate il limone: dopo ci servirà.

Copertura di pasta Maddalena
Zucchero, 110 g (uso 150 g. per la torta più grande; la ricetta originale prevede 180 g, ma per me risulta un po' stucchevole)
Farina 00, 100 g (150)
Burro fuso, 30 g. (40)
Tuorli, 2 (3)
Uovo intero, 35 g. (1 M)
Vaniglia o vanillina
Un pizzico di sale

Uova (cioè anche tuorli) e zucchero si montano con lo zucchero, la vaniglia ed il sale a bagnomaria. Quando la massa è ben spumosa (sarà molto più densa che quella del pan di Spagna, allontanare dal calore e incorporare la farina ed il burro fuso. 

Ripieno
Ciliegie, 300 g (400 per la torta grande; se sono fresche, snocciolate, che ve lo devo dire?)
3 biscotti (savoiardi, se possibile)
Il limone di cui sopra
1 cucchiaio e 1/2 di zucchero 
Una noce di burro

Infilzare il limone con la forchetta e utilizzarlo per mescolare in padella il burro fuso con lo zucchero. Ne verrà fuori un caramello. Il limone porta profumo ed impedisce allo zucchero di cristallizzare. Quando raggiunge il colore ambrato (e subito, perché se si scurisce troppo diventa amaro), unite le ciliegie e cuocete per qualche minuto (si capisce che vanno bene quando il succo che emettono sarà diventato uno sciroppo.
Addensare ulteriormente con i biscotti sbriciolati. Fare raffreddare.

Foderare uno stampo per crostata con la frolla stesa a 4-5 mm. Resteranno dei ritagli da utilizzare per fare strisce, che dopo andranno distribuite a grata. Fare cuocere per 10 minuti "alla cieca", a 180° con alluminio e pesetti o legumi secchi sul ripiano basso del forno. Questo passaggio ve lo raccomando io, per evitare un fondo poco cotto: sono rari i casi in cui ci rinuncio senza pentimenti.
Appena l'alluminio si stacca senza problemi, farcire con le ciliegie ripartendole bene, versarci sopra la pasta Maddalena, formare la grata decorativa e continuare la cottura per 40 minuti, 20 a 180° e altri 20 a 170.
Lasciare raffreddare bene prima di servire. Una spolverata di zucchero a velo è scelta di molti, che a me pare superflua... 

domenica 7 ottobre 2018

Mousse di cocco e vaniglia con frutta esotica (e ingrediente segreto)



Aridaje coi budini, sì? e quindi è meglio se questo lo facciamo precedere da quattro informazioni in più, anche se magari siete capitati su questa pagina a cercar altro... È tanto, ma proprio tanto, che non scrivo, e questo per due motivi fondamentali e tra di loro connessi. Anzi, il Problema di base, con la P maiuscola, è uno solo: io faccio un altro lavoro, anzi cerco di farlo, in un paese ospitale quanto vogliamo ma comunque straniero e tra mille difficoltà burocratiche e non, per giunta nel settore umanistico che non è proprio il trend. 
Partendo da questa situazione in cui pasticceria e blog sono un hobby - quindi niente soldi per spazi web a pagamento, acquisti di piattini  sempre nuovi, attrezzature fotografiche e corsi con il jet-set pasticcere, niente tempo per shooting hollywoodiani e prove quotidiane; chi mi legge lo sa che qui siamo alla locanda del cacciatore: buon cibo e pochi fronzoli -  sotto-problema uno, questi mesi sono stati i più tremendi della storia, con cambi non sempre in meglio, colpi di scena da film tragicomico, salute cosìcosà e morale a terra. Sotto-problema due, la tragicommedia è continuata in cucina, perché o non c'era proprio voglia di mettere mano a preparare dolci, oppure riuscivano una porcheria, e le ricette che terminano in porcherie, si capisce, uno non le diffonde!

Al ritornare a dar segni di vita dico quindi le poche cose che ho avuto voglia di fare e che vale la pena di condividere col mondo. Ed erano budini... Ma ci sputiamo, sui budini? Oddio, magari se sono quelli microscopici nel bicchierino fatto per la bambola, ne possiamo discutere. Questo, promesso, non è il caso.
La base di questa crema è yogurt di cocco. Un ingrediente di moda adesso che a tutti è presa la smania del vegan, non so in Italia ma qui è così. Quando sono arrivata, dodici anni fa, non c'era verso di trovare nulla che non contenesse carne specialmente di maiale, ma ora il pubblico teutonico va pazzo per il vegan. La prima volta che ho provato lo yogurt di cocco non sono rimasta convinta per niente, forse per ragioni di aspettative. La seconda volta, cambiando marca, ho cambiato anche idea, anche se continuo a usarlo solo per i dolci perché, va detto chiaramente: è molto calorico.

Questa mousse ha un ingrediente segreto, che è l'aquafaba. Io non ci volevo credere, che fosse possibile sostituire gli albumi montati con una roba così: di solito le sostituzioni vegan  nei dolci m'insospettiscono, e rispondo nel modo più burbero che vivo salutista almeno cinque giorni su sette ma in cucina, almeno nei dolci, non ci sono santi, l'uovo è uovo e il latte è latte, punto. A un certo punto però la curiosità ha prevalso e sì, qui hanno ragione loro: non solo funziona ma non ci sarà la minima traccia di sapore di fagiolo... visto che di quello si tratta: l'aquafaba, per chi ancora non lo sapesse, è l'acqua di conservazione dei ceci in barattolo.

Ok, basta, ho parlato troppo, passiamo al sodo.

La dose è per due budini.
  • yogurt al cocco denso, 250 g (sono 2 vasetti)
  • aquafaba, ovvero liquido di conservazione dei ceci o altri legumi in barattolo, 40 g., ben fredda
  • gelatina alimentare ammollata e sciolta in un cucchiaio di liquore (qui: rum, Galliano o Batida de Coco), 1 foglio e 1/2 (o 5 g. di gelatina in polvere)
  • qualche goccia di succo di limone;
  • 1/4 cucchiaino di cremor di tartaro (serve per stabilizzare, come il limone);
  • 30 g. di zucchero a velo
  • vaniglia, estratto (1 cucchiaino) o una bustina di zucchero con semi
  • 1 mango Kent o Keitt
  • 3 passion-fruits (maracuja)

Lo yogurt di cocco va mescolato bene per renderlo cremoso, aromatizzato con la vaniglia o lo zucchero vanigliato, e messo da parte. Mescolarvi la gelatina sciolta, ma non direttamente (cominciare ad aggiungere un cucchiaino di yogurt alla gelatina, amalgamare, continuare con un altro cucchiaino, ripetere un paio di volte e solo ora incorporare questa miscela al resto dello yogurt). Se usate la gelatina in polvere il problema non si pone.

In una ciotola pulita versare l'aquafaba (ovviamente senza tracce di ceci), il succo di limone ed il cremor di tartaro. Iniziare a montare con lo sbattitore elettrico senza paura: diventerà schiumosa come gli albumi e il bello è che anche se esagerate, a differenza dagli albumi veri, non si smonta, anzi conviene insistere giusto per sicurezza.
Aggiungere lo zucchero a velo e continuare a montare, ne risulterà una bella meringa. 
Incorporare questa meringa allo yogurt dal basso verso l'alto e con la solita cautela... esattamente come si farebbe con gli albumi. Distribuire in ciotoline e mettere in frigo per qualche ora.
Servire con una macedonia di mango a pezzetti e polpa di passion fruit a parte.

N.B. Se avete intenzione di consumare la mousse dopo poche ore, la gelatina potete ometterla. Io non voglio rischiare perché l'aquafaba, una volta montata, di per sé non si conserva, e di solito preparo per il giorno dopo.

N.B.2. Chi preferisce un risultato ancora più dolce aggiunga allo yogurt stesso un cucchiaio di zucchero a velo.

N.B. 3. Suggerimento per presentazione elegante: bicchieri di vetro e salsa di mango e maracuja frullati colata sopra prima di servire.

N.B. 4. Tradizionalisti? Al posto dell'aquafaba, un albume e passa la paura.


Biancomangiare al latte di mandorle




Il biancomangiare è un budino siciliano molto delicato, che potete preparare sia utilizzando unicamente latte di mandorle - e sarebbe la versione originale - sia con una parte di latte di mucca, che secondo alcuni darebbe una consistenza più cremosa. 
Non è proprio vero, se partite da latte di mandorle fatto da voi (come vi spiego qui) oppure da latte di mandorle bio di buona qualità (quello con almeno il 5% di mandorle). Altro il discorso per il latte di mandorle fatto con il preparato, oppure piuttosto acquoso: ma con quello, io personalmente il biancomangiare non lo farei!
Ve lo classifico vegan, perché tale è se preparato in versione originale; gli interessati dovranno comunque adattare la salsa di cioccolato, che contiene del latte.

Ricetta per quattro budini (o otto mini)
  • 800 ml. di latte di mandorle, 
  • 200 ml. di latte; (in alternativa 1 l. di latte di mandorle)
  • 100 g di zucchero;
  • 100 g. di amido per dolci;
  • una stecca di cannella;
  • una bustina di vanillina.
Si scioglie l'amido con lo zucchero e la vanillina nel latte e si porta lentamente ad ebollizione con la stecca di cannella, lasciando addensare la crema. Eliminata la cannella, si versa il composto nelle forme predisposte e si lascia consolidare in frigo; al momento di servire si decora con cioccolato a scaglie, pistacchi, cannella in polvere oppure con questa salsa di cioccolato, che secondo me è la morte sua... È basata su una ricetta di Angelo Principe, che utilizza il latte non condensato, e mi piace moltissimo perché, diversa dalle salse a base di panna, completa senza dominare o appesantire l'insieme; poi è anche molto lucida e quindi esteticamente piacevole, il che non guasta.

Salsa di cioccolato
  • acqua 50 g.
  • latte condensato 50 g
  • zucchero 10 g (andate fino a 15 o 20 se non amate il cioccolato amaro)
  • glucosio 10 g (idem)
  • cacao 15 g
  • cioccolato fondente al 70% 30 g
  • amido 2 g (un cucchiaino) + un cucchiaio di liquore a piacere)
La preparazione è semplice: vanno riscaldati acqua, latte condensato, zucchero e glucosio e portati ad ebollizione. L'amido va sciolto nel liquore ed unito al composto caldo, mescolando per un minuto finché questo non si addensa. Naturalmente non è un budino, la salsa deve restare fluida. Allontanare dal calore e unire il cioccolato fondente a pezzetti, lasciandolo sciogliere. Fine.
Dimenticavo che questa salsa si conserva abbastanza a lungo, per una settimana, ben chiusa in frigo, va benissimo; quindi ne potete preparare anche di più. 

Torta di mirabelle...

...ovverossia di quelle susine piccole piccole e dal colore giallo-arancione che, se non le trovate, potrete tranquillamente sostituire...