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Babà a lievitazione naturale

La ricetta del babà con il lievito di birra l'ho già pubblicata molto tempo fa in questo post. A quei tempi il fido Frankenstein non era ancora entrato a far parte della famigliola, o se lo era, non mi fidavo io di metterlo all'opera con preparazioni di un certo livello, che non fossero pane e fette biscottate. E facevo male, perché è capace di molto altro... Brioches, pandori e panettoni ormai ne trovate sul mio blog quanti ne volete, e per completare ecco quello che mancava: il babà come napoletani comanda, a lievitazione naturale. Non vi nascondo che lo preferisco di molto a quello col lievito di birra; è più delicato, più fragrante, e se non lo bagnate si conserva pure più a lungo. Ve lo dico perché Herr Dr.-Dr., che non ama i liquori, ha inventato un uso meno ortodosso dei babà mignon, pucciandoli nel caffellatte a mo' di brioche.
Ho confrontato numerose proposte, e alla fine quella che mi ha convinta di più è stata la ricetta di Lucia Ambrosio (grazie!). Queste sono…
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Torta di mele di Rimini, come una zuppa inglese

Se qualcuno mi legge, è di Rimini, e non si riconosce in questa ricetta, niente paura: non è un'invenzione come la pizza all'ananas tipica italiana. Solo, si tratta di un dolce che ho conosciuto a Rimini, in un albergo, lo stesso che risvegliò in me un ulteriore istinto pirata a proposito di questi biscotti. Di crostate e torte a colazione ce n'erano tante, semplici ma fatte bene, e questa m'incuriosì perché c'era un sapore che non capivo. Mi ricordava qualcosa, ma cosa? Un liquore? Ci ho pensato per dei mesi senza capire. Mi veniva in mente l'amarena, ma non c'entrava niente. O l'alchermes, ma ce l'ho in casa, potevo controllare subito: non era lui. Poi mi fu chiaro: era il gelato gusto zuppa inglese, quello delle gelaterie di Palermo. Ma non era l'alchermes, era proprio un sapore caratteristico. Al primo viaggio in Italia, un minimo di ricerca nei negozi specializzati: esiste un aroma zuppa inglese, ed era quello. Di qui è partita la pirateri…

Sensation Poire di Philippe Conticini

Lo so che non sarebbe la stagione giusta per parlare di pere. E un'altra cosa che so è che sto sfidando tutte le leggi della netiquette e la pazienza di voi quattro che mi leggete, aggiornando il blog con dei ritmi mai visti nella storia. Il problema è che col cambio di lavoro tutto il ritmo di ogni giorno è andato sottosopra, complice il fatto che quello nuovo avrà sicuramente degli aspetti positivi (almeno rispetto allo stare a casa o andare ai giardinetti a dare da mangiare alle papere, così mi ripeto a mo' di mantra), ma , sotto molti punti di vista non è quel che si dice entusiasmante. Decido sempre all'ultimo momento che cosa mi va di preparare: cioè il venerdì, alle tre passate di pomeriggio, in sella alla bici dopo una giornata a cercare di domare un gruppo di diavoli scatenati di biondi fanciulli, ai quali, in quanto futuri rappresentanti del Paese che guida l'Europa, si pretende fare imparare qualche lingua straniera che non sia l'inglese. 
Quindi sono m…

Biscotto alla banana come da Gail's

Di solito, tra febbraio e marzo, non manco di andare in Inghilterra. Quest'anno è andata buca: ho cambiato lavoro (non necessariamente in meglio, ma va bene così perché un lavoro c'è e questo è quanto dire) e il primo momento libero sarebbe stato a Pasqua, periodo in cui però non ci troverei il parentame. Alla prima occasione si recupera. Premesso che il lord fratello (notissimo odiatore della banana e capace, dall'odore, di riconoscere la presenza di un milligrammo del saporito frutto tra dieci chili di pecorino sardo o di baccalà), se viene a sapere che biscotti ho fatto, a casa mia non ci verrà mai più, mi sono consolata andando a cercare il sapore del biscotto alla banana di Gail's, panetteria presente in numerosi quartieri londinesi. Il libro con le loro ricette non l'ho comprato perché non m'interessavano tutte, e poi parto sempre dal presupposto che il trucco, il q.b. che non si rivela al pubblico ci sia sempre, ma questa qui, imparata a memoria e annot…

Gli "africani" come a Palermo!

Palermitani in ascolto, gioite! Arrivano per voi (e non solo, anzi direi più per tutti gli altri che per voi che li conoscete) gli africani, le paste africane, insomma: quelli. Quelli con il cioccolato dentro, fuori, dappertutto. Quelli che a seconda del bar dove li comprate, o sono un'esperienza indimenticabile o vi stendono per tre giorni, da quanto sono pesanti. Quelli che mi piacevano quando ero piccola, magari non più di altre cose, ma... c'era il cioccolato, vuoi mettere? Quelli che a differenza di altri prodotti con nomi ora considerati politically incorrect hanno mantenuto la denominazione storica, lo so perché a dicembre li ho visti nei bar e continuavano a chiamarsi africani. Quelli che, una volta che andate via da Palermo, non trovate più nemmeno ad andare in giro con la lanterna. Anche su Internet, dico.  Infatti, questa potrebbe benissimo essere un'anteprima: la ricetta è frutto di lavoro di semi disperata ricostruzione a partire dalla memoria storica - la mi…

La mousse al cioccolato che non ti aspetti

Già che si parlava di crêpes, ovvio che potete guarnirle con quello che volete voi, però mi corre l'obbligo di segnalare che la crema della foto ha l'ingrediente segreto. Si tratta di una crema che, la prima volta, ho preparato ad uso individuale un sabato del tipo "quando il marito è al congresso". Essendo una preparazione vegan (non l'avevo scelta per questo, ma per curiosità) la guardavo con un poco di scetticismo. Invece poi l'avrò rifatta non so quante volte, sempre per queste crêpes. Si tratta di una mousse al cioccolato contenente... contenente...
Avocado!
E no che non serve solo per il guacamole...

Ci vuole:
1 avocado maturo1 banana media3 cucchiai di cacao amarosemi di vaniglia, una presa abbondanteuna presa di cannella Quella della cannella non la raccontiamo a Herr Dr.-Dr. il quale, se è messo sull'avviso, dice che ne sente la puzza (sic), ma se non lo sa, poi lecca il piatto. Per preparare la crema ci vogliono 5 minuti esatti se contate la sbu…

Le crêpes arancia-rum di Robert Linxe

Le crêpes, nel posto da dove vengono, si preparano per la Chandeleur all'inizio di febbraio, e io mi adeguo. Quest'anno me la sono fatta scappare e mi andrebbe nei prossimi giorni di recuperare, il che mi ha fatto notare che la ricetta che preferisco da un po' di tempo non l'avevo mai postata e restava scarabocchiata qua e là. Si tratta delle crêpes di Robert Linxe,  dal suo libro La maison du chocolat, che ho scoperto grazie a Sandra di Le Petrin. Il motivo è presto detto: oltre alla squisitezza del risultato, questa pastella è incredibilmente semplice da preparare e da gestire in cottura. Non so perché, ma a differenza di altri impasti non è necessario ungere esageratamente la crêpière, almeno se è antiaderente, e la ricetta, se preparo un terzo della dose originale, mi permette di ricavare sette-otto crêpes grandi (20 cm.), esattamente quante me ne servono. Nel malaugurato caso che fossero sette, l'ultima si divide.

A seguire la dose originale e, per mia comodi…