Potsdamer Kartoffelkuchen


C'era una volta un re... Come molte storie, anche questa comincia con un monarca, Federico II "il Grande" di Prussia, e con il suo Editto delle Patate. Quando si pensa alla Germania, va da sé che vi si associano le patate, un po' come l'Italia e i macaroni, ma non è mica stato sempre così! Anzi, il tubero non era considerato cibo particolarmente appetitoso, e Federico dovette faticare non poco per fare accettare ai suoi sudditi l'idea di coltivarlo. Era il periodo della Guerra dei Sette Anni, e si rischiava la carestia, col pericolo ulteriore di essere presi per fame dal nemico: per questo motivo, Federico emanò addirittura un editto per imporre "a forza" la coltivazione delle patate - che tra l'altro crescono benissimo nel terreno umido di Berlino - e si racconta che abbia diretto personalmente l'organizzazione dei primi campi di patate, messi poi sotto stretta sorveglianza da parte dei suoi soldati: e questo per controllare che venissero davvero curati, e in seguito che nessuno rubasse il raccolto.

R. Warthmüller, Der König überall [Il Re dappertutto], 1886 (fonte: Wikipedia)

Ma c'è anche chi dice che le guardie fossero state istruite a far finta di distrarsi proprio per invitare i contadini a rubare le patate, perché allora valeva anche in Prussia il detto: Was der Bauer nicht kennt, frisst er nicht: il contadino non mangia ciò che non conosce. Per convincere i sudditi a coltivare la patata, allora, niente di meglio che invitarli ad assaggiarla... anche se nel modo meno ortodosso.

Basta. Quello che è certo è che un editto ci fu davvero, e reca la data 1756; e che alla fine il successo della patata fu travolgente. Adesso, per gratitudine, sulla tomba di Federico il Grande, nel parco di Sanssouci, c'è chi va a mettere le patate. Avrei voluto fare personalmente una foto per voi, ma stamattina faceva un certo frescolino, con relativa pioggerella, per cui... per il momento ringraziamo Wikipedia:

La torta di patate è per l'appunto un dolce povero: per rimanere in tema di roba campagnola. Non contiene grassi, è buono per colazione o merendina da scuola, l'unica nota "pesante" è costituita dalle uova. Volendo potete farcirlo con marmellata, ma la versione originale è questa, assolutamente semplice, direi quasi spoglia... Tipico di Potsdam, fin dai tempi della DDR è noto quello della Bäckerei Braune, il più antico panificio della città: e questa è la mia versione, per la quale vi serviranno

  • 400 g. di patate farinose lessate il giorno prima;
  • 5 uova M, separate;
  • 180 g. di zucchero;
  • 50 g. di mandorle macinate;
  • zeste grattugiato di un limone bio;
  • 2 cucchiai di succo di limone;
  • un pizzico di sale;
  • 2 cucchiai di rhum;
  • 50 g. di semolino fine;
  • 1 cucchiaino da té di lievito per dolci;
più
  • 200 g. di zucchero a velo;
  • succo di un limone.
Per prima cosa dobbiamo passare le patate allo schiacciapatate, per quanto possa essere noioso. Poi regoliamo il forno a 180º e iniziamo a lavorare: sbattiamo i tuorli per benino con lo zucchero, e quando la massa "scrive" aggiungiamo le mandorle con il zeste e il succo di limone, il sale ed il liquore, poi il semolino mescolato con il lievito per dolci ed infine le patate schiacciate. Una volta amalgamati bene gli ingredienti, è il momento di incorporare con cura gli albumi montati a neve ben ferma e riversare il tutto in uno stampo apribile da 26 cm.
Il dolce deve cuocere per 35 minuti, durante i quali non c'è da aspettarsi che si alzi molto, per via delle patate: sarà comunque molto soffice. Lo liberiamo dallo stampo e lo lasciamo raffreddare, per poi rivestirlo di una glassa preparata con lo zucchero a velo ed il succo del limone. Si può poi spolverare di cannella, a cui io ho rinunciato a malincuore per compiacere la maritale inimicizia nei riguardi di questa spezia...


Commenti

  1. Questa torta è davvero invitante con quella glassa sopra...
    Ma passiamo alle dolenti note: ho fatto le tue coroncine della Slesia (be' qualche modifica l'ho apportata e cioè ho usato la fecola e ho diminuito la dose dei semi di papavero), ma dopo aver dato la bella forma che dovevano avere e aver messi in frigo, appena li ho infilati nel forno ... un disastro... mi si sono appiattiti. Il sapore era buonissimo, ma l'aspetto era come quello di Gatto Silvestro passato sotto un rullo! Cosa ho sbagliato????

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  2. ahi ahi... Stefania, capisco la sensazione! alcune volte è capitato anche a me, ma mai con questa ricetta. La prima volta che l'ho provata, anzi, pensavo: vuoi vedere che poi si afflosciano, e invece sono venuti come quelli della foto. Quindi l'unica spiegazione che posso immaginare è che il problema fosse la fecola: è possibile che la farina assorba di più e grazie al glutine aiuti a mantenere la forma. Infatti, se il biscotto si affloscia, è per via del burro che si scioglie, e per questo si mettono in frigo. Prova senza fecola. Poi, volendo diminuire o eliminare i semi di papavero, aumenterei un pochino la farina (fanno comunque "massa". Fammi sapere!

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  3. Morbidissima e ancora più saporita il giorno dopo! Ho usato la frumina al posto del semolino, che non avevo in casa, ma il risultato è stato comunque eccellente!

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