L'originale si trova in Essentials of Baking della Williams-Sonoma; che, nel caso non ve l'avessi raccontato prima, è un'azienda-mito nel campo della cucina raffinata e si occupa della distribuzione e vendita di utensili vari, mobili, prodotti da cucina di qualsiasi genere, ma anche di editoria in materia di libri di ricette, normalmente ultra-affidabili. Nel realizzarla, questa volta ho voluto tentare un esperimento e apportato una modifica per quanto riguarda il tipo di farina; e dato che il risultato è stato molto soddisfacente, vi lascio scegliere...
Per 40-50 piccoli crackers:
- 315 g. di farina o (#550), secondo l'originale, oppure 200 g. di farina di farro + 100 g. di farina integrale secondo la mia modifica;
- 2 cucchiaini di zucchero;
- 2 cucchiaini di sale;
- 1 generosa macinata di pepe nero;
- 1 cucchiaino di semi di papavero;
- 1 cucchiaino di semi di sesamo;
- 1 cucchiaino di semi di nigella;
- 1 cucchiaio (15 g.) di margarina vegetale a temperatura ambiente;
- 1 cucchiaio (15 g.) di burro freddo;
- 125-150 ml. di crème double (se non la trovate, usate la crema di latte o la panna col maggior quantitativo di grassi che riuscite a trovare).
Si forma una palla con l'impasto, lo si schiaccia e lo si avvolge in pellicola, e via a riposo a temperatura ambiente per un'ora.
Per spianare l'impasto sarà conveniente dividerlo in due parti, e poi lavorare di mattarello fino ad ottenere una sfoglia il più sottile possibile; se necessario infarinate leggermente il piano. Ritagliate dei rettangoli oppure lasciate la sfoglia intera per poi spezzettarla dopo la cottura, se preferite una presentazione più rustica; appoggiateli sulla teglia e trasferite il tutto in forno caldo a 180º, cuocendo una teglia di crackers per volta, per circa 12-15 minuti. Naturalmente, in assenza di conservanti, i crackers danno il meglio di sé se gustati freschi, ma in un contenitore ermetico si conservano benissimo anche per quattro-cinque giorni. Potete, tra l'altro, anche surgelare una parte dell'impasto, ben avvolto in pellicola trasparente: si conserva fino ad un mese, e se addirittura volete congelare la sfoglia già spianata, non dovrete fare altro che cuocerla in forno per venti minuti senza scongelarla.
Lo so che vi tormenta una domanda... che diamine sono questi semi di nigella (Nigella sativa)? Sono semini neri conosciuti anche come: cumino nero, fiori di noce moscata, grano nero, coriandolo romano, semi di cipolla nera, molto usati nella cucina indiana (li chiamano kalonji) e dal sapore molto caratteristico, ma non eccessivamente marcato. Non saprei descrivervelo, ma sa un po' di "pizza" e con il gusto del cumino comune non c'entra nulla. I semini li trovate in erboristeria o al bio-supermercato. Se volete provare sapori diversi, nulla di più semplice: basta che cambiate le spezie, i semi o le erbe utilizzate per insaporire. Per esempio, io vado pazza per la variante al solo sesamo, oppure al rosmarino - niente semi, solo aghi di rosmarino tritati -; provate con la buccia grattugiata di un limone e un cucchiaio di timo fresco tritato per una versione "mediterranea".
Li avevo sentiti nominare solo a Nigella, questi semi omonimi... appena li trovo li compro immediatamente!
RispondiEliminaSaluti dalla più assolata Sicilia... certo lì in Siberia se ingurgitate qualche piccola caloria in più, non fa caso, anzi, oserei proprio dire, che vi serve proprio... e quindi EVVIVA le calorie... una volta tanto!