I dolci della Luna

Posso comprendere quella canzone che diceva I left my heart in San Francisco... è una città che non si dimentica, perfino quando, come è successo a me, ci si sposta in un luogo altrettanto bello e vagheggiato in "gioventù" come non mi era mai successo di vagheggiare la California. Eppure San Francisco ha, come e perfino più di Berlino, qualcosa di estremamente attraente, che contagia il visitatore e il temporaneo residente con una sorta di nostalgia che non lo abbandona più, come si dice avvenga per l'Africa.
Una delle principali ragioni del fascino di Frisco è il suo carattere multiculturale. Su di me, che invece, per più di una ragione, sono completamente refrattaria ad eccessive rivendicazioni di tipo identitario, questo aspetto fa gioco al cento per cento. E visto che mi interessano le culture orientali, lì ho trovato pane per i miei denti: non solo in senso figurato, considerati i libri, i musei, l'antiquariato asiatico, ma anche in senso proprio... la roba da mangiare!!!
Di piatti cinesi, giapponesi e coreani, molto diversi da quelli che si trovano dei ristoranti asiatici in Germania e in Italia, ho imparato a prepararne tanti; sono comodi, pieni di verdure e mettono d'accordo moglie perennemente a dieta nonostante l'hobby dei dolci e marito odiatore della cucina casalinga italiana; ma,
un solo punto fu quel che mi vinse:
la confezione dei mooncakes. Il cavallo di battaglia della celeberrima Golden Gate Bakery che impone assolutamente una sosta al numero 1029 di Grant Avenue a quanti si trovino a passare da Chinatown. Il "dolce della Luna" si chiama così perché si mangia in occasione della festa di mezzo autunno. Questa festa è legata alla leggenda di Chang E che fugge sulla luna e diventa la dea lunare dell'immortalità, e si svolge in ottobre, in una giornata che cambia a seconda della luna piena: e proprio per simboleggiare il plenilunio, vengono offerti questi pasticcini ripieni di pasta di loto, con dentro (in una versione) un tuorlo d'uovo salato, di solito d'anatra, bello tondo come il disco lunare.
I primi tentativi di riprodurre i mooncakes in California sono stati una disfatta totale. Trovare la pasta di loto per il ripieno non è difficile, ma la frolla! La frolla!!! Intanto bisognava trovare la ricetta, che possibilmente non fosse in cinese; poi capire quale fosse tra le tante quella giusta; qualcuna raccomandava l'uso di un certo ingrediente, l'acqua alcalina, che poteva pure essere velenoso - e già così "passa il prio", per dirla in palermitano... e poi, niente, da buttare.
Dopo qualche anno mi sono rimessa al lavoro, in preda ad attacco di nostalgia e per stanchezza nel trovarmi sempre tra i piedi lo stampo comprato apposta in America: il quale, sia detto a margine, costa un sacco di soldi; e dire che è uno stampo piccolino, molto più piccolo delle forme tradizionali che si possono vedere su Internet. Stavolta l'ho imbroccata, studia e studia, ho trovato la ricetta che mi ha dato risultati simili e senza ingredienti strani! Il tuorlo non ce lo metto: non mi piace, ma anche i mooncakes originali esistono in una variante senza uovo, come pure con ripieni diversi (per esempio con la pasta di soia, oppure addirittura in versione completamente salata).
Ai diffidenti nei riguardi della Cina non posso che assicurare che sono buoni!
Per dodici mooncakes:
  • 200 g. di farina;
  • 4 cucchiai di melassa;
  • una tazzina di té nero;
  • 3 cucchiai di olio dal sapore neutro (mais, per esempio);
  • mezzo cucchiaino di bicarbonato.
Questi ingredienti si impastano in un composto sodo, che poi si avvolge in pellicola e si lascia riposare per due ore. La melassa o golden syrup si trova facilmente in tutti i supermercati, in Germania; in Italia l'ho vista al supermercato biologico.
Dopo il riposo, si suddivide la pasta in porzioni da spianare con il mattarello, facendo attenzione a lasciare il centro un po' più spesso rispetto ai bordi per non rompere il pasticcino una volta inserito il ripieno. Ci servirà per questo una confezione di
  • pasta di semi di loto (ca. 300 g.),
da reperire al supermercato orientale. La pasta di loto è abbastanza semplice da maneggiare, non si appiccica e può essere porzionata in panetti - la dimensione dipenderà dagli stampini che usate. Si foderano gli stampini con la sfoglia, si inserisce il panetto di ripieno, e si richiude.
I dolcetti cuoceranno dieci minuti a 180º; poi si abbassa la temperatura a 170º e si continua la cottura per altri dieci minuti. Volendo, si possono tirar fuori a metà cottura per lucidarne la superficie con del tuorlo sbattuto - anzi, i cinesi lo fanno, sono io che ho scelto di evitare questa operazione e con essa il saporaccio d'uovo che ne consegue. Non mangiateli subito: sono più buoni dopo una giornata almeno, conservati nella solita scatola di latta.

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