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Dorayaki

Un giorno riuscirò a realizzare il mio sogno di fare un viaggio in Giappone, della durata giusta perché valga la pena di affrontare molte ore di volo e per conoscere un po' di cultura locale al di là degli aspetti turistici. Finora le mie esperienze si limitano al mondo nipponico in versione californiana, cioè alla Japantown di San Francisco ed a varie conoscenze che del paese del Sol Levante sono originarie, o ci hanno lavorato, o ci lavorano. Di recente il simpatico professor K. mi ha insegnato una cosa fondamentale: come si preparano gli o-nigiri, che sarebbero le polpettine di riso con quella specie di "etichetta" scura - si tratta di un foglio di alga nori - che si vedono sempre nei cartoni animati. Sulla nostra tavola, già piuttosto cosmopolita per conto suo, sono cadute proprio a fagiolo e da allora non mancano mai, anche perché si preparano in tempi davvero da record.
I dorayaki invece ho imparato a farli in America, ma... peccato: ho visto che compaiono su molti siti e blog di cucina anche in lingua italiana. Io però ve li "spiego" lo stesso, perché sono buoni e nonostante la dolcezza della farcitura, molto leggeri perché il kasutera, cioè l'impasto, è praticamente uguale al pan di Spagna. E per i nostalgici, vi dico anche che sì, pure quelli si vedono nei cartoni animati, solo che stavolta, invece che in Kiss me Licia, li trovate in Doraemon.
Sono facili che più non si può, non serve nemmeno il forno, e a parte il ripieno - che comunque potete variare - gli ingredienti li avete di sicuro in casa...quindi vanno benissimo per improvvisare una merenda.
  • 100 g. di farina 00 (#405);
  • 2 uova;
  • 1/2 cucchiaino di lievito per dolci;
  • 50 g. di zucchero;
  • 1 cucchiaio di miele;
  • 2 cucchiai d'acqua.
Sbattete le uova con lo zucchero in modo che i cristalli si sciolgano bene, poi aggiungete gradualmente la farina, il miele e il lievito sciolto nell'acqua. Dovrete ottenere un impasto ben omogeneo, senza traccia di grumi, da lasciare riposare per mezz'ora. Dopo di che, armatevi di padella antiaderente, scaldatela bene e lasciatevi cadere l'impasto a cucchiaiate. Se avete degli anelli di metallo per ottenere una forma perfettamente circolare, meglio. Io lo ho usati, però poi, lavorando in fase di estrema pigrizia, mi sono arrabbiata perché dovevo pulirli e rimetterli a posto. Lasciate cuocere le frittatine - che col calore lieviteranno - da un lato e poi rivoltatele; l'altra faccia la lascerete un po' più chiara e sarà quella su cui spalmare la farcitura. Proseguite fino a esaurire l'impasto e poi accoppiate i dorayaki a sandwich, spalmandoli con il ripieno.
A questo proposito: una risposta sincera o una fusion? La risposta sincera è che ci vuole l'anko: la marmellata di fagioli di soia rossa, nota al mondo vegetariano e vegan. E ci sta bene: benissimo. L'unico dettaglio che non mi trova favorevole è che l'anko, almeno quella made in Japan che compro, è molto, ma molto dolce, e ai miei gusti risulta stucchevole: inconveniente che si può risolvere preparandola in casa con i fagioli azuki, che ormai si trovano dappertutto, acqua e zucchero, con il procedimento per le normali marmellate. Personalmente non ne ho voglia e preferisco usarne poca, ma trovarla pronta! Se invece l'anko vi sembra troppo esotica, va benissimo anche la marmellata di fragola o ciliegia. Qualcuno dice anche la Nutella, ma - boh, a me pare di produrre un mostro come la pizza all'ananas e tacchino, che qui in Germania mi assicurano buonissima ma... può ancora chiamarsi pizza, e peggio ancora, typisch Italienisch?

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