Biscotto Pain-Croûte (taroccato)

Credo di aver battuto tutti i miei record personali di assenza dal blog per cause di forza maggiore, alcune identificabili (leggi: lavoro) e altre più inquietanti e misteriose (leggi: esito fallimentare o poco più di molte delle ore passate in cucina tra metà gennaio e adesso, con conseguente arrabbiatura e dichiarazione di guerra tra me e la cucina stessa). I vari fattori erano probabilmente connessi, nel senso che nel pensare al lavoro lasciato in sospeso si combinano guai e la fretta e il pasticciere sono nemici giurati...
Ci sono delle valide ragioni per risparmiare al lettore molte ricette appena provate: una galleria di tipo fantozziano in cui spiccano i buonissimi biscotti con olio d'oliva suggeriti da non so più quale sito, che sapevano d'insalata, mancava solo il pepe, e dire che l'olio in mio possesso non era "solo" E.V., era assolutamente casto, cresciuto all'educandato, sorvegliato a vista, arcisuperstrabiologico - eppure niente, una porcheria, li abbiamo buttati. Per mia consolazione, ho ancora una fila di ricette ben collaudate da inserire, che attendono lì in archivio da chissà quando, e gli ultimi giorni sembra che stiano segnando un'inversione di tendenza: speriamo che duri!
Cominciamo quindi da un classico come i biscotti Pain-Croûte. Lazzaroni li fa, e più lazzarona ancora io che glieli tarocco. Perché sono tra i pochissimi biscotti di produzione industriale che mi piacciano, e (ovvio no?) tra i pochissimi di produzione italiana che non si trovano a Berlino nemmeno nei negozi italiani. Ho provato a cercarli sui siti francesi, ma niente. Allora si parte col metodo filologico, interrogando l'etichetta commerciale e approfittando della confortante presenza di Frankenstein, il lievito madre. I primi esperimenti sono stati fatti, appunto, per riciclare la pasta dei rinfreschi, e poi è diventata una cosa seria!
Quindi chi volesse cimentarsi nei Pain-Croûte autoprodotti deve disporre di:
  • 50 g. di pasta madre (da rinfrescare);
  • 80 g. di farina 00;
  • 50 g. di zucchero;
  • 20 g. di amido di grano;
  • 20 g. di margarina;
  • 20 g. di latte in polvere (circa 2 cucchiai);
  • la punta di un cucchiaino di ammoniaca;
  • una bustina di vanillina;
  • acqua per impastare.
Si parte dallo sciogliere la pasta madre in un poca acqua per ammorbidirla, impastando poi il resto della farina e tutti gli ingredienti in una pasta frolla morbida, ma non collosa: deve staccarsi dalle pareti del recipiente. La margarina, in questo, vi aiuterà. Lasciamo riposare la palla, coperta, per tre ore o anche più e poi spianiamo l'impasto in una sfoglia sottile. Si può anche operare con la sfogliatrice, la macchina per la pasta, lavorando con piccole porzioni di impasto, e in questo caso vi consiglio lo spessore 3. La sfoglia va tagliata a strisce (i biscotti in commercio sono proprio così, e si spezzano alla bisogna) o a rettangoli, come ho fatto io per comodità; li pungiamo con la forchetta e li facciamo dorare a 170º per circa un quarto d'ora. Si conservano molto a lungo nella scatola di latta, restano croccanti e sono buonissimi da soli o con marmellata o altro, al posto delle fette biscottate.
E adesso, se proprio non vogliono importarli... io faccio da me.

Commenti

Post popolari in questo blog

Biscotto materano da latte

Giammelle d'uova, alias: savoiardo giulianese

"Pasticciotti" natalizi