Patsavouropita


Il mio lavoro non ha più a che fare con i Greci e il greco ormai da molto tempo e non ho capito se mi dispiaccia o no essere entrata a far parte di quelli per cui la Grecia è una meta turistica e un argomento d'attualità. Un po' sì. Un po' tanto, forse. O forse non così tanto. Non lo scoprirò mai...
Intanto però conoscere la lingua mi serve se non altro per lo scopo più prosaico del mondo: la cucina greca, che ci piace tanto... Così cerco le informazioni direttamente alla fonte e posso scansare sia le ricette ritrasformate per stranieri che Google Translate. Per vedere in faccia il pericolo in agguato in entrambi i casi basta un'occhiata alle confezioni di prodotti esotici (e non solo) tipo spezie (Pollo miscela caldo per riso) oppure a certi ricettari di cucina italiana in vendita qui (l'ultima chicca: Pizza, 200 g. di farina e 40 g. di lievito di birra, condimento a base di varia roba improbabile tra cui l'immancabile ananas). 
Patsavouropita vuol dire: torta di stracci, e sotto questa denominazione così poco incoraggiante si nasconde un dolce super: super-rapido, super-squisito, super-semplice da preparare e super-sciropposo come tante specialità greche, che da solo val la pena la lettura della ricetta in lingua originale. Perché di stracci? Perché si fa a partire da una buona scorta di pasta phyllo, esattamente come la portokalopita che abbiamo gustato a Serifos e che ormai è entrata a far parte del mio repertorio fisso, in stagione di arance (infatti l'aspetto è uguale). Questa è la variante alla vaniglia. Se avete preparato da poco qualcosa con la pasta phyllo e non sapete che fare di quella che vi resta, è un'ottima idea. Lo sciroppo che a pensarci non sempre incontra i nostri gusti, all'atto pratico non è per nulla stucchevole, anzi! 
La ricetta: viene dal confronto tra una delle due segnalate sul blog di Alexandra con quella che riporta  Elias Mamalakis (il Jamie Oliver locale). Praticamente quasi uguali, a parte che Mamalakis aggiunge delle noci.
Con le mie dosi preparate una teglia più piccina degli standard greci, cioè una quadrata 22x22. Liberissimi di raddoppiare.

  • 1/2 pacchetto di pasta phyllo (circa 8-10 fogli);
  • 200 g. di yoghurt greco;
  • 70 g. di zucchero;
  • 100 ml. di olio di girasole o mais;
  • 3 uova L, separate;
  • 1/2 sacchetto (7 g. di lievito per dolci);
  • 2 bustine di vaniglia.
Lo yoghurt dev'essere greco, non tipo greco, come ho visto chiamare in Inghilterra uno yoghurt totalmente normale e semplicemente meno acquoso degli altri; e cioè colato e al 10% di materia grassa, chi vuol fare lo schizzinoso mangi lattuga!
Sbattete gli albumi a neve  con un pizzico di sale, e i tuorli con lo zucchero e la vaniglia a crema. Aggiungete lo yoghurt, l'olio a filo, il lievito e  gli albumi, imburrate e infarinate lo stampo e stendete davanti a voi il primo flglio di pasta phyllo. Spargetevi sopra un paio di cucchiaiate d'impasto, lasciandolo gocciolare totalmente a caso, piegate a fisarmonica e deponete il foglio nello stampo, appoggiato alla parete. Continuate l'operazione fino a riempire lo stampo per bene. Alla fine vi sarà rimasto abbastanza impasto da poterlo versare sopra ai fogli, come fareste con le lasagne. Cuocete in forno caldo a 200 gradi per una ventina di minuti, finché il dolce non è ben dorato, e poi lasciatelo raffreddare. Una volta freddo preparate lo sciroppo:
  • 1 tazza di zucchero,
  • 1 tazza e 1/2 d'acqua, 
  • succo di mezzo limone, 
  • eventualmente un cucchiaino d'acqua di rose.
Appena bolle contate 5 minuti e poi versate lo sciroppo, caldo, sul dolce. Lasciate che s'inzuppi bene e si raffreddi un'altra volta prima di gustare la patsavouropita da sola o con gelato, se proprio volete esagerare.



Commenti

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