"Cassata" al "gelo di mellone"


Non sono mai stata un tipo nostalgico nei riguardi dell'Italia e non perché non la ami, ma perché semplicemente mi sono sempre sentita a casa in tutti i luoghi in cui ho vissuto: e non mancano i punti di vista da cui posso sentirmi anche più a casa qui o negli Stati Uniti che in Sicilia. Un po' come i semi piumosi del "dente di leone", sono capace di mettere radici dovunque cada. 
Oddìo, forse in zone di guerra o carestia sarebbe un po' più complesso, ma finora non mi è capitato.
In ogni caso, se le mie nostalgie sono sempre state pochine, credo che in questo periodo stiano toccando i minimi storici e proprio per le ragioni che invece farebbero saltare di gioia gli expat più sentimentali: tra un paio di mesi ci devo andare, e ci devo andare per restarci un po'. Ragioni di lavoro. Der Job ist so mies, doch ich brauch den Kies, era il titolo di un libro: il lavoro è uno schifo ma servono i conquibus, che poi è quello che mia nonna siciliana sintetizzava come 'u pani è duci e 'u travagghiu è 'na cruci.
Di questo entrare e uscire da vite parallele tipo videogame ho piene le tasche, ma al momento è così, e gli unici contenti saranno quelli delle compagnie aeree, a cui potrò fornire un reddito fisso per andare e venire da casa quanto basta per tollerare quei mesi.
In questo contesto preparare la palermitanissima "cassata al gelo", la torta di frolla alla gelatina d'anguria, non era un'idea autolesionista - piuttosto il compleanno d'un amico, molto interessato ai dolci siciliani, e poca gioia, pochissima, all'idea di mettere su uno di quei monumenti per cui lavori tre giorni a preparare e uno intero ad eliminare gli schizzi di panna dalla cucina.

Però è buonissima, e ne valeva proprio la pena. 

Per una grossa torta (#28) potete utilizzare la ricetta della pasta frolla che vi indico qui a proposito della variante "scoperta" di questa crostata. Vi servirà inoltre la gelatina d'anguria preparata con 1.25 litri di succo (preparata sempre come vi dico nello stesso post) e lasciata almeno intiepidire. Un litro andrà bene per una torta leggermente più piccola, ma forse è un consiglio sbagliato perché il gelo è così buono anche da solo che se ne resta un po' non c'è che da rallegrarsi.

In più:
  • un disco di biscuit sottile;
  • 50 g. di cioccolato fondente.
Il biscuit lo preparate così (dosi ridotte in base alla ricetta di Hans Peter Fink dell'Hotel Sacher):
  • 1 uovo;
  • 30 g. di zucchero;
  • 1 cucchiaino di zucchero con vaniglia;
  • un pizzico (piccino) di sale;
  • 16 g. di farina 00;
  • 16 g. di amido,
  • 14 g. di burro fuso, caldo.
Montate a schiuma tutti gli ingredienti tranne il burro, che aggiungerete con cautela solo alla fine. Spalmate su carta forno in un disco dal diametro di 1-2 centimetri più piccolo di quello della torta che avete intenzione di preparare e cuocete per 12 minuti a 200 gradi.
Per "costruire" il dolce:
- foderate lo stampo con 3/4 della pasta frolla (bordi alti!);
- bucherellate, rivestite con stagnola (con o senza pesetti), e cuocete per 20 minuti a 180 gradi;
- lasciate raffreddare leggermente (5 minuti circa) e intanto fondete il cioccolato; usatelo per spennellare la base della torta;
- coprite con il disco di biscuit (niente paura di romperlo se non dovesse coincidere esattamente quanto a dimensioni);
- versate la gelatina d'anguria sul biscuit
- stendete la frolla che resta in un disco e ricoprite facendo attenzione a pressare i bordi (in cottura tutto si salderà).
Proseguite la cottura per almeno mezz'ora, fino a che il dolce non è ben dorato. Lasciate intiepidire e spolverate con abbondante zucchero a velo e cannella. Si serve freddo.

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