Ravanì


Ravanì, il re dei siropiastà che fanno impressione quando li si descrive agli italiani ("noooo, tutto quello sciroppo, oddìo...") e invece chi parla non sa cosa si perde. È un dolce a base di semolino e proprio per questo non si disfa nello sciroppo; non è assolutamente stucchevole. La ricetta è della bravissima Alexandra, che non a caso lo classifica come Ravanì to teleio e cioè "perfetto". Se lo dice lei che è cuoca... ha ragione, e se l'avete provato in vacanza lo ritroverete. Però occhio che ne viene fuori una quantità decisamente grande, quindi per uno stampo piccolo conviene dimezzare o ricalcolare per tre uova.

  • Uova M, 4;
  • Semolino, 360 g.;
  • Farina, 125 g.;
  • Yoghurt greco al 2%, 400 g.;
  • Lievito per dolci, 1 cucchiaino e 1/2;
  • 3 bustine di zucchero vanigliato;
  • Zucchero, 200 g.;
  • Buccia di limone grattugiata.
Sciroppo:
  • Zucchero, 4 tazze;
  • Acqua, 3 tazze e mezza;
  • Buccia di limone intera, la parte gialla
Cominciamo dallo sciroppo. Per quello accetto anch'io di regolarmi a tazze e uso quelle da té dimensioni standard. Portate acqua e zucchero, con la buccia di limone, ad ebollizione e contiamo cinque minuti dal primo bollore, poi spegnete e lasciate raffreddare.
Per la torta mescolate in una ciotola la farina, il semolino, lo zucchero vanigliato  e il lievito. Inun'altra ciotola mettete lo zucchero e l'olio, sbattendo con la frusta a mano finché non si scioglie. A seguire aggiungete lo yoghurt e quando si è amalgamato anche le uova. Alla fine incorporate la miscela di farina e semolino e la buccia di limone grattugiata. Versate in una teglia rettangolare 37x27 imburrata e infarinata e lasciamo cuocere a 180 gradi per 45 minuti. Non appena il dolce esce dal forno vi si versa sopra lo sciroppo che ormai sarà freddo e si lascia inzuppare per benino. Il ravanì si serve ben freddo a quadretti, da solo (sketo) oppure accompagnato da gelato alla vaniglia. Finezza vuole che si decori ogni quadratino con una mandorla o un pistacchio.

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