Postre de natas (dessert colombiano)





Uno degli aspetti più comici dell'era digitale è che uno si mette in cerca di informazioni per uno scopo preciso e finisce col portarsene appresso altre che non gli servono per niente, ma che in qualche modo risultano interessanti lo stesso. Un po' come al supermercato o al malefico Ikea. A me è successo recentemente così: vagavo per ricettari sudamericani con due scopi pratici e chiari, farmi venire qualche idea nuova per farcire le arepas venezolanas e fare al contempo un po' d'esercizio di spagnolo; lingua simpatica e divertente quanto vogliamo, ma con cui non ho mai pensato di potere mai fare sul serio, finché poi le cose al lavoro non si sono messe diversamente. Che si deve fare per campare.
Bene, le arepas le ho farcite come già fatto mille volte, in compenso sono finita a raccogliere curiosità su tradizioni che col Venezuela non c'entrano niente, complice il viaggio recente di un'amica in Colombia. Tra cui, il postre de natas.
Questa crema, da quelle parti  dolce natalizio, l'ho studiata da tutti i punti di vista, con e senza videoricette, perché proprio m'incuriosiva, ma il coraggio di prepararla sul serio non ce l'avevo; e questo per la stessa ragione da cui proveniva la curiosità. Si prepara, infatti, raccogliendo la pannuccia che affiora quando si fa bollire il latte e mescolandola con una sorta di crema pasticcera al rum. Ne risulta una stranissima mescolanza di aromi, ma anche di textures, che mi faceva dire, alla fine, sempre la stessa parola: boh. 
Poi però mi sono trovata a passare un weekend da sola e ci ho provato, con l'aiuto del caso che mi ha messo davanti, al momento di far la spesa, un po' di bottiglie di latte crudo, che non ci sono sempre. Facciamo così - ho detto - io approfitto del momento e ne compro una, per preparare un budino a uso personale: almeno, se poi fa schifo, nessuno vede come m arrabbio.
Ecco, se la ricetta vi arriva qua, e pure rapidamente perché in italiano non l'ho vista, vuol dire che non mi sono arrabbiata, e che anzi non vedo l'ora di ripetere. Una cosa delicatissima e la consistenza a fiocchi, alla fine, mi piace molto.
Unico problema, ci vuole pazienza certosina, latte in quantità industriale, e possibilmente non pastorizzato, perché altrimenti temo che non si formi abbastanza panna. I coraggiosi possono provare con quello al 3,8% di grassi, ma se non riesce, el quel avisa no es traidor.
La mia ricetta è sostanzialmente quella di Erica Dinho (originale qui). Si differenzia solo perché ho diminuito lo zucchero, se no mi risulta stucchevole.

Per 4 budini:
  • 4 litri di latte, possibilmente crudo
  • 4 tuorli d'uovo
  • 60 g. di zucchero
  • Uvetta passa
  • Rum (o anice, aguardiente).
Portare il latte a bollore in una pentola capiente (a volere accelerare i tempi, anche in due). Raggiunta la temperatura giusta, si toglie la pentola dal fornello e si lascia riposare per qualche secondo. Si sarà formata la panna: prelevarla con una forchetta e ripetere l'operazione. All'inizio la panna è poca, ma non c'è da scoraggiarsi, dopo un po' ne risulta una quantità abbastanza interessante, mentre il latte si restringerà. Ecco, il guaio è che bisogna continuare finché ne produce, o finché non resta circa una tazza di latte evaporato. Possono passare delle ore (per un litro se n'è andata via un'ora, ok?)
Nel latte evaporato si scioglie lo zucchero e si prepara uno sciroppo. Non è necessario che si addensi tanto. 
Nel frattempo sbattere i tuorli finché non sono chiari e vi aggiunge lo sciroppo caldo, mescolando per incorporare bene. Rimettere sul fuoco (basso) e aggiungere l'uvetta, il rum e la panna prelevata, senza mescolare perché deve restare "a fiocchi". Lasciare cuocere per un paio di minuti, versare nelle coppette, decorare con altra uvetta e lasciare bene raffreddare in frigo.
La prossima volta col cavolo che ne preparo una sola.

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