Maamoul ai datteri


Una specialità dei paesi arabi mediterranei che si presenta con vari ripieni: datteri, pistacchi o noci. Al mercato turco, o nei negozi, costano un euro l'uno... altrimenti cercheranno di vendervene a prezzo scontato alla condizione che ne compriate un chilo. Ma la manifattura è semplice e vale la pena di provare. Per la perfezione assoluta ci vuole lo stampo apposito da maamoul che mi riprometto di comprare appena mi capita sotto mano.
I pasticcini si caratterizzano per la loro friabilità, per cui l'uso della farina di semola rimacinata (sì, quella del pane, ma non sapranno di focaccia) è essenziale. Non ci provate senza, verrà fuori una pasta frolla, ma non sarà la stessa cosa. 
Siccome non ho capito quale mi piaccia di più tra la variante ai datteri e quella ai pistacchi, inizio con quella che ho conosciuto per prima, da poco preparata per le feste natalizie.
Dose per circa dieci dolcetti.
  • 270 g. di semola rivaccinata di grano duro
  • 80 g. di farina 00
  • 100 g. di burro, fuso
  • 60 g. di zucchero a velo
  • 1/2 cucchiaino di lievito per dolci
  • acqua di fior d'arancio 
  • pasta di datteri  (250 g. di datteri ammollati in poca acqua bollente e frullati, cannella ed eventualmente semi di sesamo)
Mettere in una ciotola tutte le polveri, versare il burro fuso, mescolare bene e unire acqua di fior d'arancio quanto basta per formare una pasta morbida che non si attacca alle mani. Ne servirà circa un cucchiaio. 
Lasciare riposare la pasta coperta con pellicola per 30 minuti.
Formare delle palline delle dimensioni di un'albicocca, schiacciarle bene e mettere al centro un po' di pasta di datteri (di più che nella foto, quella volta li ho riempiti con una parsimonia che lo zio Paperone al confronto è nulla). Avvolgere la frolla intorno al ripieno e chiudere bene, dopo di che pressare la pallina nello stampo (o quello apposito, che ha tre incavi perché ogni variante di maamoul ha la sua forma, oppure uno a caso). 
Cuocere a 180 gradi per venti minuti senza strafare perché devono restare chiari. Spolverare di zucchero a velo.

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