venerdì 1 dicembre 2017

La zuppa inglese e come la faccio io



La zuppa inglese è una di quelle cose a cui uno non pensa, di solito, perché sembrano banali; niente ingredienti strani, niente comparsate alla televisione o sui libri di Quelli Che Contano se non in certe versioni rivisitate-decostruite-reinventate, nessuna necessità di forme e strumenti particolari. Il dolce da famiglia, tipo fine pranzo domenicale all'italiana. 
A me il pranzo domenicale proprio non piace, e infatti lo sostituisco volentieri con la cena benedicendo mille volte, anche se in controtendenza rispetto alla maggioranza dei connazionali expat, il fatto di vivere a una distanza dall'Italia che mi mette al riparo dal rituale; ma la zuppa inglese sì! E la faccio spesso, specie a fine estate; ne ho dovute provare di ricette per trovare quella con la consistenza che dicevo io.
Personalmente preferisco la versione tipica dell'Emilia Romagna - posto di gente che sa vivere e mangiare! - e questa vi passo come "la mia". Come sempre il rapporto effetto ottico-effetto gustativo è inversamente proporzionale: foto che fa schifo, dolce che se non lo fate non sapete che vi perdere; ma ormai chi mi conosce lo sa: non sono Spielberg... e nemmeno poi me ne preoccupo tanto.

Questa è una ricetta per quattro porzioni: io addirittura la dimezzo per farne due, per cui raddoppiate senza paura. Per la crema, ci vuol proprio la farina, altrimenti la zuppa sarà... troppo zuppa: ma non me ne vorrete, perché basterà rispettare i tempi per non sentirne il gusto.

Base per la crema "bolognese"
  • 2 uova L
  • 40 g. di zucchero (2 cucchiai colmi)
  • 2 cucchiai di farina setacciata
  • 500 ml. di latte
  • buccia di limone
  • semi di vaniglia, o 1/2 bacca incisa per il lungo
in più
  • 50 g. di cioccolato fondente
Portare il latte con la buccia di limone e la vaniglia quasi a ebollizione, ritirare dal fornello e lasciare in infusione.
Sbattere le uova con lo zucchero (montare non serve per non creare bolle d'aria) e la farina setacciata. Versare sul composto il latte caldo (la buccia di limone potete ritirarla subito oppure alla fine, per avere la scusa di prelevare subito una "leccata" di crema), rimettere sul fornello e fare addensare a calore moderato. A partire da quando la crema diventa crema, contare 30 secondi: servono per assicurare la cottura delle uova, disattivare quelle sostanze che poi fanno sciogliere gli amidi, e disattivare anche il saporaccio della farina.
Dividere la crema in due contenitori. A uno aggiungere il cioccolato a pezzetti e mescolare finché non si scioglie. Coprire con pellicola e lasciare raffreddare.

Per il montaggio
  • Savoiardi (comprati o autoprodotti, e se li volete autoprodurre, andate a guardare qui, qui e qui)
  • Liquore Alchermes (imprescindibile! liquore, non aroma)
Bagnare rapidamente i biscotti in una bagna preparata con acqua e liquore Alchermes in proporzione 2:1 e zucchero (io uso 10 g. di zucchero per ogni 50 di acqua e se necessario "rinforzo" un po' il liquore, mi piace sentirlo bene). Rivestire il fondo di uno stampo o di stampi individuali (si può usare anche quello da charlotte), versare uno strato di crema alla vaniglia, e continuare creando strati alternati di biscotti e crema, alternando anche i gusti. Mettere in frigo per qualche ora.

Note:
- La ditta Fabbri commercia un aroma per pasticceria professionale "zuppa inglese" che non ho capito di quali altri aromi si componga, ma... è buono; e se si vuole se ne può aggiungere un pochino alla parte di crema alla vaniglia. 
- Della zuppa inglese conviene sempre prepararne un bel po' (vedi alla voce raddoppiare...), perché  è più leggera di come sembra e quando finisce, lascia sempre un po' delusi!



2 commenti:

  1. Hai ragione, niente di meglio che i dolci classici, semplici e senza tanti fronzoli! Adoro questa zuppa!

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  2. Vuoi partecipare al contest “The Mistery Basket”? Mi farebbe molto piacere; se ti va fai un salto a leggere le semplici regole. Ciao da Franca di cannellaegelsomino.blogspot.it
    https://cannellaegelsomino.blogspot.it/2018/01/the-mistery-basket-gennaio-febbraio-2018.html

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