Kartoffelkager

Buon San Silvestro a tutti da una Palermo estiva che più estiva non si può! Stavo per pentirmi di non aver messo in valigia il costume, perché un bagno al mare di per sé non ci starebbe mica male. Se non che i venti e più gradi siciliani sono riusciti dove i tremendi "meno sedici" di Berlino hanno fallito, cioè nel farmi trascorrere il Natale a letto con la febbre a trentanove.
Ho capito tra l'altro - non è che ci fossero molti dubbi già in partenza, ma diciamo che la convinzione si è rafforzata - che non parteciperò mai alle selezioni per il Grande Fratello, nemmeno sotto minaccia armata: divento matta dopo tre giorni senza uscire dalle mura di casa, figuriamoci a starci tre mesi o comunque finché non mi ammazza la mancanza di libri e giornali notoriamente vietatissimi nella casa.
Per festeggiare la prima uscita in direzione casa di amici, ho pensato di tirare fuori una bella guantiera di pasticcini: danesi, questa volta, forse per contrasto col paesaggio, oltre che per la facilità di esecuzione. Così ci si rinfresca a pensare ai ghiacci polari. I Kartoffelkager devono il nome alla loro forma, che ricorda la patata: e dire che anche a Palermo si trovano nelle pasticcerie dei dolci detti patate con una simile copertura di pasta di mandorle! Ma, ch'io sappia, sono diversi, almeno per quanto riguarda la pasta, mentre questi danesi si basano su pasta da bigné. E sono buoni, buoni... quindi, non lasciatevi scappare il link perché, in versione italiana, la ricetta la trovate solo qui. In fase di "documentazione" l'ho cercata tante volte in giro, e niente da fare se non rassegnarsi ad avere a che fare con le ricette in lingua originale e tradurle una per una. Ecco il risultato in esclusiva per voi! La ricetta vi darà dieci bigné belli grossi.
Il primo passo è preparare i bigné. Per questo uso la mia ricetta fidata per la pasta choux, dimezzando le dosi:
  • 125 ml. di acqua,
  • 50 g. di strutto,
  • 75 g. di farina 00 ((# 405)
  • un pizzico di sale,
  • 2 uova.
La pasta si lavora con il procedimento che vi descrivo qui, e si utilizza per formare i bigné da cuocere mezz'ora a 180°. Nel frattempo prepariamo la crema alla vaniglia, che poi sarebbe una crema pasticcera normale, ma... evidentemente adattata ai rigori del clima danese (chiudiamo tutti e due gli occhi sul "trapianto" in territorio siculo) grazie all'impiego della panna. Le ricette danesi prevedono panna al 13% di grassi più una certa percentuale di crème double, e non trovando qui che la normale "panna da montare" senz'altra indicazione io procedo così:
  • 2 tuorli d'uovo;
  • 50 g. di zucchero;
  • 4 cucchiai di amido o fecola di patate;
  • 350 ml. di panna;
  • 1/2 cucchiaino di semini di vaniglia (o una stecca);
  • 1/2 foglio di gelatina (o uno se piccolo)
Sbattiamo i tuorli con lo zucchero, aggiungiamo l'amido, se necessario diluendo con un po' di panna fredda per evitare grumi, e nel frattempo facciamo riscaldare il resto della panna con i semi di vaniglia o la stecca incisa per il lungo. "Corre l'obbligo" di dirvi che due tuorli sono una scelta mia, perché non amo la puzzaduovo (mio anche il neologismo): la ricetta della crema danese ne prevedeva tre. Quando la panna è calda, la aggiungiamo a filo alle uova e rimettiamo sul fuoco il composto, lasciando addensare e aggiungendo anche la gelatina ammorbidita in acqua fredda e strizzata. Lasciamo addensare bene, e poi raffreddare: in seguito bisognerà aggiungere
  • 150 ml. di panna montata con
  • un cucchiaio di zucchero
a neve ben ferma. La crema servirà per riempire i bigné una volta freddi.
L'ultimo tocco si realizza con l'aiuto di
  • 100 g. di marzapane,
da stendere col mattarello, su un piano spolverato di amido, in una sfoglia sottile. Dalla sfoglia ricaveremo dieci dischi, di una decina di centimetri, ritagliandoli con un bicchiere o una forma per biscotti, che andranno delicatamente sovrapposti a ciascun bigné, premendo leggermente i bordi all'ingiù. Al termine i pasticcini vanno cosparsi di cacao. L'aggiunta di qualche pezzetto di marzapane a formare i germogli è mia...l'ho visto fare a Palermo. In alternativa potete usare i pinoli.
A questo punto non mi resta che augurare a tutti buon 2010 e... un dolce decennio!

Commenti

  1. Antonella cara, sei a Palermo e non dobbiamo conoscerci di presenza? La mia e-mail è oliveri.stefania@libero.it. Ti prego scrivimi e incontriamoci... magari a mare!
    Baci e buon decennio (almeno!)
    Stefania

    RispondiElimina
  2. Particolarissima questa ricetta,adoro conoscere ricette legate alla tradizione delle diverse località,grazie per averla postata .P

    RispondiElimina
  3. Allora, intanto leggo il tuo nome accanto al mio in un post di Stefania-Fantasie e penso...se piace a Stafania, sicuramente anche a me,così vengo a curiosare nel tuo blog e scopro che hai origini palermitane(e qui ti aggiudichi già almeno 1ooo punti),che hai realizzato in maniera divina questa splendida ricetta e, curiosando ancora qua e là mi sei tanto piaciuta che, se non hai nulla in contrario verrò a farti visita spesso e volentieri.Buon decennio e anche di più pure a te,Roby

    RispondiElimina
  4. Ricetta spettacolare, i dolci tradizionali mi piacciono sempre tanto! complimneti anche per il resto delle ricette, a presto

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Biscotto materano da latte

Giammelle d'uova, alias: savoiardo giulianese

"Pasticciotti" natalizi