lunedì 29 giugno 2009

Crêpes dolci, ancora una volta...

Ricetta, probabilmente, inutile: non perché destinata a sicuro fallimento, anzi il contrario, ma perché la pastella da crêpes, in teoria, la sanno fare pure i ragazzini, ognuno ha la propria, e in un certo senso metterla sul blog forse sembra "guapparia"... Se oggi vi racconto lo stesso come le faccio io, le crêpes, è fondamentalmente...
...perché sto postando una serie di ricette dedicate a questo tipo di pasta nelle sue varie tipologie;
...perché a questo punto di ricette per crêpes in rete ne girano tante che una più una meno...
...perché queste sono buone!!! nel senso che dopo averne provate tante questa è la ricetta che raccomanderei: non si attaccano, si spandono con facilità in uno strato sottile al punto giusto, non si fa casino con la pastella che vola da tutte le parti...
Naturalmente vi dico anche la mia fonte: Carole Cléments - Elizabeth Wolf-Cohen, The French Recipe Cookbook, Smithmark, NY 1995. Le dosi erano originariamente espresse all'americana, a colpi di tazze e cucchiaiate, ma "aggiusto" tutto io!
  • 2/3 tazza di farina 00 (=75 g.);
  • 1/4 cucchiaino di sale;
  • 2 cucchiai di zucchero semolato fine;
  • 2 uova M, leggermente sbattute;
  • 1 tazza di latte (250 ml.);
  • 4 cucchiai d'acqua;
  • 2 cucchiai di liquore all'arancia;
  • 1/2 cucchiaino di acqua di fiori d'arancio (opzionale, ma... sentirete);
  • 2 cucchiai di burro fuso, tiepido.
E poi al lavoro. La pastella si prepara con tutti gli ingredienti tranne il burro e si lascia riposare per mezz'ora o anche più. Al momento della cottura si aggiunge il burro fuso, si amalgama bene e poi si versa l'impasto sulla piastra ruotandola per spanderlo bene, e procedendo normalmente.
Con questa dose avrete 6-8 crêpes adatte per dessert, che in questo caso sono state accompagnate da fragole - marinate con un cucchiaino di fruttosio e liquore di ribes - e gelato alla vaniglia; oppure con marmellata di ciliegie... in versione non immortalata!

domenica 28 giugno 2009

Marmorkuchen ai frutti rossi


Sigh.
La domenica pomeriggio è sempre giornata così: la parte peggiore del week-end, perché si comincia a pensare agli impegni della settimana. E per me la maggior parte di questi impegni rientra nella categoria lavori casalinghi: tra pochissimo si parte per l'Italia e la casa sembra l'Attica dopo il passaggio dell'esercito spartano, o Roma dopo l'assalto dei Lanzichenecchi.
Per non perdere del tutto lo spirito finesettimanale...eccovi qua una ricettina di cui hanno fruito, venerdì sera, i miei colleghi! Si tratta dell'ennesima variante della ciambella marmorizzata: questa volta basata sul connubio frutti di bosco-cioccolato bianco: e viene dal Bachbuch di Meine Familie und Ich (Knaur, 2003), tranne il sughetto con il succo di frutti di bosco che invece ci ho aggiunto io, perché non vedevo la ragione di non utilizzare quello che restava.
La dose va bene per uno stampo col buco, del diametro di 26 cm.
  • 300 g. di frutti di bosco misti surgelati;
  • 3 cucchiai di zucchero a velo;
  • 100 g. di cioccolato bianco;
  • 200 g. di burro;
  • 5 uova M;
  • 150 g. di zucchero;
  • 100 g. di mandorle macinate finemente;
  • 250 g. di farina;
  • 1 bustina di lievito per dolci;
  • 2 cucchiai di succo di limone;
  • 40 ml. di Crème de Cassis (liquore al ribes nero); oppure, succo di ribes.
Preriscaldate il forno a 175º.
Fate scongelare i frutti di bosco su un setaccio, così da lasciare colare il succo in un recipiente: non va buttato! Appena pronti, frullatene la maggior parte con lo zucchero a velo. Il cioccolato bianco, invece, grattugiatelo finemente.
Sciogliete il burro e lasciatelo intiepidire; sbattete le uova a crema con lo zucchero e poi incorporate, alternandoli, la farina mista alle mandorle e al lievito ed il burro fuso. Dividete la pasta a metà: a una parte aggiungete il cioccolato grattugiato e all'altra il passato di frutti, il resto dei frutti interi, il succo di limone e il liquore. Nello stampo imburrato e infarinato versate prima l'impasto ai frutti rossi, poi quello bianco e "pungete" con la forchetta per creare il disegno marmorizzato, proprio quello che nella foto non c'è perché è capitata la fetta sbagliata, e quando c'è gente, devo confessarvi che mi vergogno da matti a fare le foto per il blog e cerco di fare il più in fretta possibile!
Fate cuocere per circa un'ora e nel frattempo utilizzate il succo, aggiungendovi un cucchiaino di amido per dolci e riscaldandolo fino a farlo addensare. Al momento di servire il dolce, accompagnatelo con questo coulis.

lunedì 22 giugno 2009

Bliny


Sempre nel quadro dello svuotamento-dispensa in previsione di qualche settimana in Italia... avevo della farina di grano saraceno e allora ieri sera, bliny: le frittatine russe che sono abbastanza note da queste parti, - forse ad effetto dei vecchi tempi della DDR?
Facile facile. La farina di grano saraceno si trova facilmente ed è ottima per i celiaci, perché non contiene glutine. Il sapore è molto caratteristico e si accompagna bene al pesce affumicato e a molti altri cibi.
Per circa 10-12 pezzi, ecco qua le dosi:
  • 10 g. di lievito di birra;
  • 120 ml. di latte tiepido;
  • 25 g. di farina bianca;
  • 125 g. di farina di grano saraceno;
  • 1 uovo L, separato;
  • Presa di sale;
  • burro per la cottura.
Per i celiaci (so che qualcuno mi legge), si può sostituire la farina bianca con farina di riso o altra miscela adatta a loro.
Si parte da uno starter - sciogliendo il lievito nel latte tiepido e lasciandolo "lavorare" per cinque minuti, poi incorporando la farina bianca: questa pasta la lasceremo a lievitare coperta per venti minuti. Poi aggiungeremo la farina scura, il sale ed il tuorlo d'uovo, amalgamando bene; e via di nuovo, coperto, in luogo tiepido per altri venti minuti.
Al momento della cottura riscaldiamo bene la piastra da crêpes o una padella antiaderente e la ungiamo leggermente di burro. Aggiungiamo all'impasto lievitato l'albume sbattuto a neve e cuociamo i bliny facendone cadere cucchiaiate sulla piastra e rivoltando poi le frittatine per farle dorare da entrambi i lati. Utilizzando degli anelli d'acciaio da pasticceria risulteranno perfettamente rotonde. Vanno serviti con salmone, caviale, altri pesci affumicati, quark o panna acida; oppure prosciutto crudo, pâté vari, per chi li ama. In caso di festa con molti ospiti secondo me sono un'ottima idea per un buffet di antipasti! In versione dolce, aggiungendo un cucchiaio di zucchero nell'impasto, fanno la loro figura con yoghurt e marmellata.


sabato 20 giugno 2009

Biscotti tipo Oswego


Mai capito perché si chiamino Oswego! A me ricorda un nome fuori moda, tipo Osvaldo. Quelli della Gentilini o altri cugini loro non li trovo se non previa spedizione al supermercato italiano - noia; e questi, l'avrete capito, sono tempi di smanie per i biscotti secchi: ne faccio di tutti i tipi possibili e immaginabili, e stavolta è toccato agli Oswego. Speriamo durino per tutta la settimana, ma il coniuge è già all'opera per sabotare il progetto.
La ricetta è mia - frutto cioè di indagini qua e là, confronti vari e modifiche mie. Provvediamoci di
  • 500 g. di farina 00 (#405);
  • 150 g. di zucchero;
  • 120 g. di burro ammorbidito;
  • 2 uova M;
  • 1 cucchiaino di bicarbonato;
  • 1 cucchiaino scarso di ammoniaca;
  • 1 cucchiaino di miele;
  • 2 bustine di vanillina;
  • Presa di sale.
Si parte dal burro da lavorare con lo zucchero in modo da fare sciogliere i cristalli il più possibile; continuiamo aggiungendo la farina da intridere bene, miscelata con la vanillina, il sale e gli agenti lievitanti, le uova, il miele e un po' di latte per impastare, da aggiungere gradualmente perché se la pasta si "ammolla" finisce male... Poi si stende l'impasto in una sfoglia sottile e lo si ritaglia con gli stampini - per pigrizia di fronte all'idea di cercare dove ho messo quelli di altre forme, sto usando sempre gli stessi... - In alternativa lo si modella con le mani: ottimo per quando ci si stufa di reimpastare i ritagli!
I biscotti devono cuocere a 180º per una decina di minuti, controllando per tirarli fuori quando sono ben dorati ma non abbrustoliti! E poi, una bella tazza di caffelatte...

venerdì 19 giugno 2009

Naan

Ecco qui finalmente il naan, terzo, se non sbaglio, nella serie di pani indiani che finora vi ho proposto. Si è fatto aspettare perché è tra quelli che richiedono più tempo e per questo era da un po' che non lo preparavo. Veramente naan è una parola persiana, che significa per l'appunto 'pane', ma la Persia c'entra in qualche modo perché a introdurlo in India fu la dinastia Moghul, che proveniva proprio da là.
Il miglior naan che ricordi, morbido, l'ho assaggiato a Berkeley, in California, in un ristorante indiano-nepalese che mi piace menzionare direttamente perché... voglio fare pubblicità: è ottimo, e i proprietari sono di una squisita simpatia. Si chiama Taste of the Himalayas. Lasciati gli USA l'ho cercato senza molto successo e allora, poiché cucino indiano molto spesso, mi sono data da fare, anche perché esiste l'alternativa del naan industriale che si vede al supermercato, solo che basta un'occhiata agli ingredienti per scoraggiarsi un po' ad effetto del quantitativo mostruoso di grassi e roba di sintesi. Ecco qui allora la ricetta tratta da un librone grosso così, dal titolo The Ultimate Book of Indian Cuisine, che è un po' la mia Bibbia in materia e da cui "provengono" i panini di ieri sera. Non pretendo di eguagliare il naan di Mrs. Thapa, ma è buonissimo.
Per quattro naan vi serviranno
  • 200 g. di farina bianca;
  • 1/4 di cucchiaino di bicarbonato + 6 g. di lievito per dolci, oppure
  • 12 g. di lievito di birra (che ho usato io per il pane della foto);
  • 45 ml. di latte;
  • 2 cucchiaini di zucchero;
  • 50 g. di yoghurt bianco non zuccherato;
  • 2 cucchiaini di burro o ghee (burro chiarificato)
Impastate tutti gli ingredienti tranne il burro, aggiungendo un po' d'acqua tiepida per ottenere una pasta morbida ma non eccessivamente appiccicosa. Lasciate riposare dieci minuti, poi incorporate il burro, incidete a croce e via a lievitare coperto da un panno umido per due ore.
Dopo la lievitazione dividete l'impasto in porzioni, fate delle palline e lasciatele ancora a lievitare per mezz'ora. Nel frattempo riscaldate il forno a 180º: il naan dovrebbe cuocere, a regola d'arte, nell'infernale tandoori, ma chi ce l'ha? e allora ci accontentiamo. Basteranno dieci minuti, non deve colorirsi troppo.
Per la cottura, mattarello niente: il naan va steso e tirato con le mani, prima appiattendo le palline di pasta con il palmo e poi tirandolo in modo da creare la caratteristica forma a goccia. Prima di infornare potete cospargerlo con semini di cipolla (kalonji o nigella seeds), oppure, coem ho fatto io, con papavero, nella consapevolezza però che a tavola andranno volando dappertutto e vi faranno arrabbiare... Appena sfornato, bisognerebbe spennellare il pane di burro fuso, ma questa è una finezza a cui veramente io rinuncio... vero che anche qui il freddo, non manca, ma per smaltire pure il burro fuso bisognerebbe andare direttamente sull'Everest...

mercoledì 17 giugno 2009

Laugenbrötchen

In questo momento vado a rilento, a causa studio: quello per lavoro, e va bé, e quello per diletto che sta prendendo persino più tempo, causa un entusiasmo sfegatato che la mia generazione ha conosciuto solo ai concerti dei Duran Duran, nei lontani e luccicanti anni Ottanta. Il panino della foto attendeva la pubblicazione da una settimana... Si tratta di un Laugenbrötchen, tipo di pane morbido molto diffuso in Germania e anche, per quanto ne so, nell'Alto Adige. La caratteristica di questo pane è che prima della cottura viene lessato, al pari del cugino americano Bagel, in una soluzione al bicarbonato, che conferisce una superficie lucida e dal sapore particolare. Veramente si dovrebbe usare l'idrossido di sodio, ma non è esattamente la cosa più semplice da trovare quando uno decide di preparare i panini per cena, e anche il bicarbonato "da casa" funziona abbastanza bene. Ecco le dosi per circa 800 g. di pasta, dal solito So backt Südtirol - uno dei pochi libri di cucina che vi danno le ricette che funzionano, sempre! Io divido a metà per ottenere sei-sette panini.
  • 350 ml. di latte;
  • 20 g. di miele;
  • 20 g. di lievito di birra;
  • 500 g. di farina;
  • 20 g. di burro;
  • 10 g. di sale.
Miscelare il latte tiepido con il miele e con il lievito e poi aggiungere il liquido alla farina a fontana, con il burro a pezzetti e il sale; impastare fino ad ottenere una pasta morbida, da fare lievitare coperta a circa trentacinque gradi, per un paio d'ore.
Dividere la pasta lievitata in porzioni e formare panini ovali; lasciarli ancora lievitare per 20 minuti. Poco prima della cottura immergerli in una soluzione di 300 ml. di acqua bollente e 4 cucchiai colmi di bicarbonato; inciderli a croce e cospargerli, se si vuole, con del sale grosso; anzi, per dovere di cronaca vi dico che al panificio si vendono col sale... io non lo uso per ragioni di gusti. Fare cuocere in forno preriscaldato a 200º per un quarto d'ora.

domenica 14 giugno 2009

Cookies I


Questa è la settimana delle americanate... ma è solo un caso, o meglio, solo la presenza di qualche ingrediente da eliminare dalla dispensa, che, guarda un po', poteva essere utilizzato per un generale amarcord sui dolciumi prediletti negli States. Stavolta erano un pugno d'uvetta e i fiocchi d'avena, e allora ecco qua gli old-fashiones Oatmeal Cookies, a memoria d'uomo tra le merende preferite dagli scolari americani per il loro lunch-box: i biscottoni croccanti fuori e morbidi dentro, di dimensioni esagerate come tante cose loro, quelli che le mamme nelle vignette di Norman Rockwell facevano trovare appena sfornati ai ragazzini di ritorno da scuola o preparavano in quantità industriali per la festa di fine anno...
Insomma, ecco come ritrovarvi con un paio di dozzine di cookies proprio vecchio stile...ma buoni, a condizione di non esagerare, se tenete alla linea, perché pure l'apporto calorico è americanissimo!
  • 320 g. di farina 00;
  • 120 g. di burro ammorbidito;
  • 120 g. di zucchero semolato;
  • 150 g. di zucchero di canna (Mascobado);
  • 2 uova M;
  • 120 g. di nocciole tritate;
  • 100 g. di fiocchi d'avena;
  • 1/2 cucchiaino di bicarconato;
  • 1/2 cucchiaino di sale;
  • 100 g. di uvetta passa;
  • Vanillina.
Mescolare farina, avena, bicarbonato e sale; a parte amalgamare a crema burro, zucchero e vaniglia ed aggiungere le due uova, una alla volta, incorporandole bene; proseguire con la miscela di farina e le nocciole e l'uvetta. Porzionare l'impasto a cucchiaiate sulla teglia rivestita di carta forno, mantenendole distanti perché i biscotti si allargheranno, e cuocere in forno preriscaldato a 180º per circa dieci minuti, una teglia alla volta, inché i biscotti non sono dorati ai bordi e solidi in superficie, ma non ancora induriti. Questo, però, dipende dai gusti personali: in America essere underbaked, cioè "poco cotto" è per un cookie un... complimento, tanto che si legge sulle etichette a mo' di pubblicità, io invece li lascio un tantino in più. Voi provate in tutti i gradi di doratura... e poi scegliete quale preferite!

Cream Scones I


Poco tempo fa ho comprato, in preda a nostalgie statunitensi, uno scone al panificio sotto casa. Mi ricordavo di queste paste da té inglesi, morbide, con una consistenza a metà tra la pasta frolla e la torta, che ogni tanto compravo al supermercato californiano Andronico's, quando non mi andava di prepararli io, ma mi sono presa la fregatura: un'imitazione peggiore non poteva capitarmi. Una pietra - nemmeno vagamente somigliante, dico io, con tanti deliziosi prodotti della pasticceria teutonica, perché devono mettersi a fare anche quelli anglosassoni?
Qualche giorno dopo, nel frigo una confezione di panna che bisognava terminare, ho deciso che chi fa da sé fa per tre, e rispolverato la ricetta americana: ora sì che ci siamo... e poi sono di facilità estrema: anzi, per la buona riuscita - cioè per ottenere scones teneri e non da tirare con la fionda come quello che ho comprato io - il segreto è: mano leggera, tempi rapidi, e via in forno immediatamente. Con questa dose potrete prepararne sei, o dodici se piccolini.
  • 315 g. di farina;
  • 60 g. di zucchero semolato;
  • 1 cucchiaio di lievito per dolci;
  • 1/2 cucchiaino di sale;
  • 2 cucchiaini di zeste di limone grattugiato;
  • 90 g. di burro freddo, a pezzettini;
  • una bustina di zucchero vanigliato o vanillina;
  • 180 ml. di panna da montare + 2 cucchiai;
  • 1 cucchiaio di zucchero di canna;
  • 1 cucchiaino di cannella.
  • a piacere: mirtilli (90 g.), uvetta, mela a pezzetti, mela secca o gocce di cioccolato.
Preriscaldate il forno a 220º. In un recipiente mescolate farina, zucchero, sale, lievito, buccia di limone e vanillina. Unite i pezzetti di burro rapidamente fino a quando la miscela non forma briciole grandi come piselli. A questo punto è il momento di aggiungere gli ingredienti "caratterizzanti", cioè i mirtilli o la mela, o quello che volete - io ho usato due cucchiai di marmellata di lamponi, perché ce l'avevo sotto mano...
Poi versate la panna e mescolate per pochi secondi con il mixer o con la mano, giusto per impregnare gli ingredienti asciutti e ottenere una pasta compatta, non di più.
Riversate la pasta su una superficie leggermente infarinata e schiacciatela in un disco di circa 16 cm. di diametro. Suddividetelo in 6 fette, oppure porzionate la pasta con un bicchiere se preferite degli scones rotondi; posizionateli a un paio di centimetri l'uno dall'altro sulla teglia e spennellateli con i due cucchiai di panna rimasti, per poi spargervi sopra lo zucchero di canna miscelato con la cannella. Lasciateli cuocere finché sono dorati uniformemente, circa un quarto d'ora. Tradizionalmente si servono tiepidi, aperti e farciti con marmellata di frutta, crema di latte o lemon curd, ma anche "nature" sono buonissimi, anzi vi dirò che li preparo più piccoli proprio per lasciarli così!

domenica 7 giugno 2009

Biscotti lattemiele


Quando c'è la biscottiera vuota che si fa? si cerca di riempirla... peccato però che dopo poco si avvii a svuotarsi di nuovo, perché questi qui sono troppo buoni! Si tratta di biscotti del genere Novellini, comodi perché la pasta è molto facile da maneggiare, a differenza di altri. Potete stenderla o "spararla" con la sparabiscotti, che vi darà un risultato meno sottile ma ugualmente soddisfacente all'atto pratico!
  • 250 g. di farina 00 (#405);
  • 80 g. di zucchero a velo;
  • 40 g. di burro;
  • 50 g. di margarina;
  • 65 ml. di latte;
  • 1 tuorlo d'uovo;
  • 5 g. di ammoniaca;
  • 1 pizzico di sale;
  • 1 cucchiaio abbondante di miele;
  • semini di vaniglia (la punta di un cucchiaino, o semini di mezza stecca);
  • buccia grattugiata di 1/2 limetta.
E ci vuol poco davvero... facciamo la fontana con farina e zucchero a velo ben mescolati, con il sale, la buccia di limetta e la vaniglia, mettiamo al centro burro e margarina e intridiamo bene, poi uniamo il tuorlo ed il latte con dentro sciolti il miele e l'ammoniaca, sempre senza fare caso ai miasmi mefitici! Impastiamo velocemente: la pasta si staccherà da sola, alla fine, e non sarà appiccicosa. Possiamo stenderla in uno strato sottile e tagliarla a rettangoli da rigare con la lama del coltello o altro strumento che volete voi, oppure caricare la siringa o la sparabiscotti e formare i biscottini di conseguenza. L'importante è cuocerli a 190º per circa dieci minuti!
Questi biscotti entrano nella leggenda, nella mia storia personale, per aver fatto parte stamattina - con la marmellata di lamponi - della colazione "preventiva" alla prima maratona della mia vita... chilometri e chilometri con tanto di pioggia, non torrenziale ma sempre pioggia, non starò a raccontarvi che ho totalizzato tempi da record perché non è vero, ma completare la corsa è una soddisfazione come poche!

Mango Kulfi-Badaam Kulfi


C'erano una volta un re e una regina... Come tutte le storie anche quella del kulfi comincia così. La leggenda racconta che Nur Jahan, "Luce del mondo", ventesima e favorita moglie dell'imperatore Jehangir, che regnò sull'impero Mughal nel diciassettesimo secolo, si facesse portare il ghiaccio dai laghi dell'Himalaya e lo facesse conservare in depositi sotterranei nel palazzo reale di Delhi. In questo modo il ghiaccio, appositamente isolato, si scioglieva molto lentamente, e la regina poteva preparare gelati per il consorte, mescolandolo a latte, spezie e alla polpa di vari frutti.

Nur Jahan
(fonte: Wikipedia)

A Nur Jahan, che le mani in pasta non le teneva solo per i gelati, ma anche per gli affari di Stato, e che era un tipo assai coraggioso e fisicamente "tosto" tanto da uccidere personalmente qualche tigre durante le battute di caccia a cui partecipava al seguito dell'Imperatore, si deve così, secondo la leggenda, l'invenzione del kulfi, il dessert indiano a metà tra gelato e semifreddo che si conserva tradizionalmente in stampi di terracotta. Il kulfi ha una consistenza molto compatta rispetto al nostro gelato e si scioglie lentamente, ma conclude alla perfezione un pranzo (magari esotico) con pietanze molto speziate. Io lo preparo spesso d'estate, questa volta in due versioni, al mango ed alla mandorla (badaam kulfi), ed ecco come.
Mango Kulfi:
  • 300 ml. di latte condensato al 10%;
  • 1 cucchiaio di latte in polvere;
  • una confezione di polpa di mango, oppure 300 g. di mango fresco;
  • alcuni pistilli di zafferano;
  • una bacca di cardamomo.
Badaam Kulfi:
  • 300 ml. di latte condensato al 10%;
  • 1 cucchiaio di latte in polvere;
  • Zucchero a piacere (per me 2 cucchiai di fruttosio);
  • 1 tazza di mandorle finemente macinate;
  • una bacca di cardamomo;
  • 1 cucchiaino di cannella;
  • 1 cucchiaio di acqua di rose.
Faccio sobbollire il latte condensato dopo aver aggiunto il latte in polvere, lo zafferano, il cardamomo ed eventualmente lo zucchero. Questo dipende dal tipo di frutta che userò: il mango più adatto a questa preparazione è quello del tipo Alphonso, ma fresco è difficile trovarlo: di recente l'ho visto a Vienna, al cosiddetto Naschmarkt dove si trova ogni tipo di frutta esotica, arrivava dritto dritto dall'India e costava nove euro e novanta al chilo... e potrei dire: pazienza, visto che non sono molto amica della frutta in scatola, ma qui non mi è capitato di trovarlo. Diversamente anche il mango Kent o Keith potrebbe fare al caso vostro, ma deve essere molto maturo e possibilmente con la polpa poco fibrosa, altrimenti bisogna perdere molto tempo a passarla al setaccio per eliminare le fibre che vi rovinerebbero il risultato. Così opto per la polpa di mango Alphonso in scatola, che però è conservata in un leggero sciroppo, non dolce come quello delle pesche sciroppate, ma quanto basta per non dover aggiungere zucchero.
Quando il latte condensato si è un po' ridotto, lo lascio intiepidire e poi aggiungo la polpa di mango frullata; elimino la bacca di cardamomo e poi frullo ancora per amalgamare la crema. Verso negli stampini (non ce li ho di terracotta, ma ho utilizzato quattro stampini conici di acciaio inox), copro con un po' di stagnola e lascio in freezer per una notte.
Per il kulfi alla mandorla procedo allo stesso modo, tranne aggiungere alla fine le mandorle e l'acqua di rose. Cinque-dieci minuti prima di servire basta immergere per qualche secondo gli stampini in acqua calda e poi rovesciarli sul piattino, eventualmente aiutandosi con la lama di un coltello; quando il gelato si sarà un po' ammorbidito potrete portarlo a tavola e godervelo da solo o con frutta!


sabato 6 giugno 2009

La granita di limone col limone!


Col clima che c'è qui adesso, non sarebbe proprio il caso di parlarne... sembra inverno inoltrato, ma qualche giorno fa non era così: anzi, tutto il contrario. Perciò avevo inaugurato ufficialmente la stagione estiva con un omaggio alla Sicilia e, almeno nelle intenzioni, all'amica Titti che mi ha regalato i limoni sicilianissimi con cui ho preparato la Granita.
La Granita con la G maiuscola è quella di limone, nonostante si trovino varianti di tutti i gusti. Eventualmente c'è spazio per quella di caffé, per cui devo però inchinarmi davanti ai messinesi: il viaggiatore, solitario o no, che percorre la statale Palermo-Messina e, sconcertato dalle curve, maledice il momento in cui non si è ricordato che adesso c'è anche l'autostrada, può trovare facilmente ristoro se si ferma in uno dei paesi che incontra e si siede da qualche parte a gustarsi una granita di caffé, con la panna e la brioscia. A Caronia Marina, per esempio. 
Ma andiamo alla mia, di granita: che segue una ricetta basata su quella di mia nonna, e integrata con un prezioso consiglio della simpatica zia Franca per la conservazione. Ed è fatta con il limone, quello vero - lo dico con buona pace dei sorbetti commerciali con pubblicità di ambientazione sicula e anche di certe granite da bar che, profumate con l'aroma artificiale, ricordano piuttosto il detersivo dei piatti...
Preparate uno sciroppo, con due bicchieri d'acqua e quattro cucchiai di fruttosio. Anche tre, se vi piace il gusto più aspro. Non c'è bisogno di farlo restringere troppo, serve giusto per lasciar sciogliere bene i cristalli di zucchero.  Unite lo sciroppo al succo di sei limoni piccoli, biologici (sono più profumati), e a questo punto, se avete intenzione di servire subito la granita, versatela nella gelatiera, mettete in azione l'apparecchio e la pazienza per aspettare. Se non ce l'avete, oppure se non vi serve la granita nell'immediato, ecco che interviene il consiglio di zia Franca: versate in un recipiente da freezer, congelate per un paio d'ore e quando il liquido si è quasi del tutto solidificato, frantumatelo con un frullatore ad immersione e rimettetelo in freezer. In questo modo la granita resterà granita, cioè non diventerà un blocco e potrete porzionarla molto facilmente in qualsiasi momento. Servitela sulle fragole o sull'ananas, e sentirete...

Perduto e ritrovato: Mini-soufflés all'arancia e semolino!

Il coraggio, uno non se lo può dare. Specialmente quello di rimettersi a scrivere dopo mesi. Dieta, ridieta, arcidieta, - e fin qui si ...