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Visualizzazione dei post da Febbraio, 2010

Torta alla mandorla

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Cena con i colleghi: quale migliore occasione per far conoscere un po' in giro la pasticceria siciliana! Però occorreva una soluzione di compromesso: durante la settimana, non posso distrarmi dietro a progetti particolarmente complessi che portino via troppo tempo ed energie! La risposta ottimale la offre la torta di mandorle che fa bella mostra di sé in tutti i bar di Palermo e forse non solo: quella torta che, da ragazzina, mi faceva profonda antipatia perché non conteneva cioccolato, e adesso invece dopo la conversione al marzapane (che non implica comunque il rinnegamento del cioccolato!) trovo buonissima. I vantaggi? Si può preparare in diversi tempi; sporca poco; si conserva bene fuori dal frigo; e si può, anzi si deve, preparare con un buon anticipo perché il riposo giova al sapore. Si tratta di un dolce di pan di Spagna (in alcune versioni c'è anche un sottile strato di frolla come base) farcito di marmellata di albicocche e ricoperto con una crema alle mandorle, a met…

Le ciambelline al miele di zia Elisabetta

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Conoscete la storia del Carnevale del Pastorello? Se non la conoscete, ve la racconto io. Dunque c'era una volta, nella Sicilia di tanti e tanti anni fa, un pastorello che stava in campagna tutta la settimana a guardari pécuri: a custodire il gregge, al soldo di un padrone poco sensibile all'approssimarsi del Carnevale. Tanto poco interessava al padrone la baldoria e le frittelle, che proprio il Martedì Grasso non permise al ragazzino di scendere in paese per festeggiare.
Il pastorello arrivò quindi a festa finita: il Mercoledì delle Ceneri. Ed era l'epoca in cui i tempi "liturgici" scandivano la vita della gente... quindi, a regola, niente dolci. Il pastorello però, sentendosi giustamente defraudato, se ne uscì chiedendo una proroga a lu Signuruzzu: gli concedesse un giorno in più per festeggiare.
Fu accontentato, e da quella volta il Mercoledì si chiama, in certe parti della Sicilia, lu Carnilivari di lu Picurareddu: cioè, appunto, del Pastorello.
Questa è la stor…

Algerini

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I biscotti detti algerini saranno immediatamente riconosciuti dai lettori palermitani, perché sono diffusissimi nei panifici della mia Heimatstadt. Al pari degli Amerikaner, non si capisce che cosa abbiano a che fare con l'Algeria: non mi pare che rientrino molto nello stile maghrebino. Dev'essere qualcosa che ha a che fare con il passato coloniale, anche se sarebbe più logico che si chiamassero libici o eritrei! In ogni caso sono buoni buoni, con l'unica pecca che per la frolla va assolutamente usata quella cosa... lo strutto. Se vi fa impressione, ma volete assolutamente il sapore palermitano, fatevela passare... come faccio io!
250 g. di farina 00 (#405);90 g. di strutto;90 g. di zucchero;1 uovo L;1 g. di ammoniaca per dolci (sarebbe più o meno mezzo cucchiaino da caffé);
un bicchierino di marsala;due bustine di vanillina.
Intanto si intride bene la farina mista allo zucchero, alla vanillina e all'ammoniaca con lo strutto; poi, fatta la fontana, si impasta una frolla c…

Biscotti alla nocciola

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Quando la biscottiera "piange", bisogna correrle in soccorso. Quella di casa mia, ieri, aveva appunto questo problema... Guardando un po' cosa c'era a disposizione, ho trovato le nocciole e pensato di utilizzarle per questi frollini che non preparavo da molto tempo, e che, non fosse che la pasta ha bisogno di un riposo al fresco piuttosto lungo per poter essere lavorata, sono semplici e piuttosto sbrigativi. Ecco cosa serve:
220 g. di farina 00 (#405); 250 se usate uova grandi;100 g. di nocciole macinate;20 g. di cioccolato fondente grattugiato;100 g. di zucchero;100 g. di burro;
2 uova M;1 cucchiaino di lievito per dolci.Il procedimento consiste semplicemente nel miscelare gli ingredienti asciutti e poi impastare, a fontana, una frolla con burro e uova intere. L'impasto sarà piuttosto molle e avrà bisogno di essere porzionato, con le mani unte o infarinate, in bastoni di circa quattro centimetri di diametro, da fare poi rotolare in granella di nocciole o zucchero …

Il Moro in Camicia

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Questa dovevo proprio tradurla... è troppo divertente, in italiano. Si tratta di un dolce austriaco molto noto, che abbiamo gustato la scorsa primavera, a Vienna, trovandolo buonissimo e andando apposta a prenderlo dopo cena nel posto dove l'avevamo conosciuto. Per questo ho pensato di prepararlo come sorpresa sanvalentinesca per il coniuge, visto che avevo la ricetta sottomano, che dà un risultato abbastanza simile all'originale viennese.
Il nome di Mohr im Hemd, cioè, per l'appunto, Moro in Camicia, viene evidentemente dal "collettino" di panna con cui si accompagna questo "budinetto" di nocciole e cioccolato cotto a bagnomaria. Io l'ho conosciuto proprio con questo nome, ma pare che ultimamente, in tempi di politically correct, l'idea del moro faccia troppo razzista, e che si preferiscano designazioni "neutre" tipo Schokohupf, Schokotörtchen e simili. Spero che non s'impongano, Mohr in Hemd mi fa troppo ridere!
La mia ricetta vien…

Amerikaner

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Ma guarda un po' se al mondo può esserci gente così scema da lasciar gocciolare del té cinese sulla tastiera del computer senza rendersene conto... Ebbene, c'è: e sta scrivendo in questo momento. Alla tastiera non importava nulla, evidentemente, delle proprietà della mia bevanda macrobiotica: è impazzita e poi si è arresa del tutto. Da buttare! E computer inutilizzabile per qualche giorno. Adesso sto lottando con una tastiera provvisoria per ricordarmi dove sono finiti gli accenti che servono per le parole italiane e darvi la ricetta per preparare gli Amerikaner, che, a differenza della tastiera stessa e a dispetto del nome, americani non sono. Almeno che io sappia. Sono, invece, tra i dolcetti preferiti in Germania, una roba squisita a metà tra il biscotto e la torta. All'inizio li chiamavo i savoiardoni, anche se con i savoiardi non c'entrano nulla.
Qualche mese fa vi ho fornito la ricetta degli Amerikaner alla nocciola. Oggi invece si tratta della versione originale…

Napfkuchen allo zabaione

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Vi piace il liquore allo zabaione? A me sì, tanto, e sembra strano a tutti: agli italiani che mi conoscono di persona, perché sanno che non amo il sentore d'uovo, ai tedeschi, perché pare che l'Eierlikör sia nell'immaginario collettivo un po' come per noi il rosolio: un liquorino che offrono le vecchie zie. Il che non toglie che sia un classico e che sia molto apprezzato.
E che posso farci se non mi piace la birra, che sarà pure più giovanile ma è amara?
L'Eierlikör-Napfkuchen è uno dei dolci casalinghi più amati. Un ciambellone, insomma: Napf vuol dire qualcosa come "ciotola", "scodella", e si riferisce alla forma del dolce. Quello della foto è piccolino, e lo preparo con metà dose, così lo finiamo presto e non stiamo tutta la settimana lì a zuccherarci il sangue... ragione assolutamente egoistica, lo ammetto: mio marito è uno di quelli che, si nutrissero solo di quello, restano sempre atletici. Beato lui.
5 uova M (2 uova L per la mezza dose);2…

Mürbeteigeckchen

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È la Mürbeteigecke, letteralmente "angolo di frolla", un dolce da colazione semplice, "da panificio", per dirla con mio marito, amatissimo in Germania. Poiché è tra i suoi preferiti, ho pensato di fargliene trovare al ritorno da un suo viaggio: soltanto, in versione mini. Infatti quello originale è gigantesco, diciamo delle dimensioni di un tovagliolo di carta piegato in due, e non era il caso di proporlo per dessert!
Come base vi serve una pasta frolla del tipo Ein-Zwei-Vier:
100 g. di zucchero a velo,200 g. di burro,400 g. di farina 00 (#405),2 uova L o 2 tuorli e 1 uovo;un pizzico di sale.In alternativa potete usare la frolla Ein-Zwei-Drei, che è più delicata ma più difficile da maneggiare:
100 g. di zucchero a velo,200 g. di burro,300 g. di farina 00 (#405),1 uovo L ;un pizzico di sale.Vaniglia niente: almeno non ce la mettono al mio panificio preferito, per cui resto fedele al modello. Voi però, padronissimi.
Dunque, impastiamo rapidamente una bella boccia di frol…

Le fette biscottate

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Ragazzi degli anni Ottanta: ve li ricordate i tempi in cui la parola merenda significava: fette biscottate con la Nutella? Io sì, anche perché, nell'epoca beata in cui non correvo dietro all'apporto nutrizionale di un acino d'uva, ero capace di farne fuori un mezzo pacco.
Recentemente ho scoperto che le fette della marca più nota sulle tavole degli italiani non mi piacciono più: col passare del tempo e dopo che ne sono state elaborate tante varianti, mi sembra che diventino sempre più sottili e inconsistenti. Infatti erano ottime quelle ai cereali, con i semi interi, che adesso però fortunato chi ne trova uno, e quelle integrali che di integrale secondo me hanno poco, visto che adesso si distinguono a stento dalla versione originale di farina bianca.
Allora sono passata alle fette integrali di una marca "triste" che produce roba dietetica, ma anch'essa molto diffusa. Appunto: tristi. Sapevano di pollaio.
In Germania, nell'ambito delle fette biscottate vanno…