domenica 31 maggio 2009

Limetten-Mohn-Kuchen (ciambella al lime e papavero)


I semini di papavero vanno fortissimo qui in Germania! A me non sempre piacciono, ma in questa rivisitazione della ciambella marmorizzata, in cui si associano al sapore del limone verde, li trovo irresistibili. Eccovi la ricetta per uno stampo da 2 litri, che viene dal ricettario di Meine Familie und Ich (Das Backbuch, Knaur, 2003); lo stampo per il dolce della foto invece è piccolino, e richiede metà dose.
  • 250 g. di burro ammorbidito;
  • 150 g. di zucchero;
  • Una presa di sale;
  • 4 uova (categoria M);
  • 400 g. di farina;
  • 1 bustina di lievito per dolci;
  • 100 g di panna da montare;
  • zeste grattugiato e succo di 2 limoncini verdi;
  • 150 g. di semini di papavero;
  • 3 cucchiai di liquore all'arancia;
  • succo di 3 limoncini verdi o 2 limoni;
  • 150 g. di zucchero a velo.
Preriscaldare il forno a 175º e predisporre lo stampo. Lavorare a schiuma il burro con lo zucchero, il sale e le uova, e poi incorporare alla crema, alternando, la farina setacciata col lievito e la panna. Dividere l'impasto in due parti e unire alla prima il succo e la buccia grattugiata dei lime, alla seconda i semini di papavero e il liquore all'arancia.
Versare nello stampo prima l'impasto al papavero e poi quello al lime. Con una forchetta "pungere" la pasta in modo da creare l'effetto marmorizzato e cuocere per circa 50 minuti sul ripiano più basso del forno. Quando il dolce è tiepido potremo estrarlo dallo stampo e farvi colare sopra la glassa preparata con il succo degli altri tre lime e lo zucchero a velo. Buonissimo, abbastanza rapido e... sporca poco!

Petits-beurre secchi




Chissà perché uno dei miei scrittori italiani preferiti, che alcuni critici insistono - a torto marcio, secondo me - nell'inserire tra quelli di tendenza giovanilista liquidandoli con quattro parole, sembra avercela con i biscotti secchi... Sto parlando di Enrico Brizzi, che nella sua opera prima, Jack Frusciante è uscito dal gruppo, li fa uscire irrimediabilmente sconfitti dal confronto con le nuove generazioni di biscotti commerciali mulinobianchisti. "Gli abbracci non esistevano, quando loro erano piccoli: c'erano solo i frolls, quelli al miele, quelli con la granella di zucchero e pochi altri tipi che già sembravano buonissimi in confronto agli orisaiwa secchi, che si scioglievano sempre nel tè caldo prima che si facesse in tempo a tirarli su..." Ma no, salviamolo il buon biscottino: io direi di non fare confronti con i frollini perché, semplicemente, si tratta di un altro genere, e chissà che non possa diventare una metafora - di qua il petit-beurre come simbolo generazionale di noi trentenni cresciuti ancora abbastanza al riparo dal bombardamento pubblicitario, di là le immagini patinate della famigliola padre-madre-figlio-figlia, entrambi biondi occhi azzurri,-cane Golden Retriever che fa colazione nella casa con giardino dove non possono mancare, oltre ai cinque tipi diversi di merendine in sacchetto, le frolle ultimo modello.
Chiudiamo qua il delirio sociologico, e passiamo alla pratica. Ve l'avevo promesso che un giorno o l'altro sarebbero arrivati anche i biscotti secchi semplici stile Oro Saiwa, senza mandorle come nella ricetta dei petits "arricchiti". Ed eccoli qua...

Ma ho cambiato la ricetta. Non uso più quella di prima, troppo difficile da lavorare, che mi ha fatto arrabbiare più di una volta. Adesso uso quella della Larousse, scoperta grazie a Flavio. La segno per me stessa, perché questo è il mio archivio, ma la trovate anche da lui (in doppia dose) e su diversi blog francesi. Il burro noisette lo metto io, Flavio usa 100 grammi di burro semplice.
  • 250 g. di farina 00 (#405);
  • 50 g. di burro noisette, freddo (come si fa? leggere qui);
  • 50 g. di burro morbido;
  • 100 g. di zucchero;
  • 50 ml. di acqua;
  • 2,5 g. di sale fino;
  • 3 g. di lievito per dolci.
Sciogliere lo zucchero nell'acqua, riscaldare e farvi fondere il burro semplice. Lasciare intiepidire (15/20 minuti). Miscelare farina, sale e lievito e aggiungere il liquido ottenuto ed il burro noisette; mescolare prima col cucchiaio di legno e poi con le mani. La massa deve essere omogenea, morbida ma non appiccicosa. Avvolgere in pellicola e lasciare riposare al fresco per due ore.

Stendere la pasta ad uno spessore di non più di tre millimetri e tagliare con la rotella dentellata, oppure con l'apposito stampino, prelevare con una spatola e allinearli sulla teglia rivestita. Fare cuocere in forno preriscaldato a 180º per una decina di minuti, finché non sono dorati ma non eccessivamente bruniti.
Adesso vi devo confessare una cosa: non è una ricetta semplice, malgrado l'apparenza. I professionisti possono contare su certi strumenti che permettono di ottenere lo spessore che si vuole, tipo laminatoi o sfogliatrici. Lo so perché una volta ho "intervistato" in proposito gli impiegati del bar dove la mattina andavo a bere il caffé prima di iniziare la giornata lavorativa. Noi no. La pasta deve essere sottile, se no i biscotti non saranno croccanti, e non va lavorata troppo, altrimenti si sviluppa troppo glutine e diventa difficilissima da stendere, perché è troppo elastica e si restringe. A possedere una macchina per la pasta questa difficoltà si evita, perché potrete stendere una bella striscia e tagliarla poi come volete. 

mercoledì 27 maggio 2009

Baklava

Qui siamo proprio su un altro livello! Il dessert più famoso della Grecia (e anche della Turchia, notissimo a Berlino dove la comunità turca è la più grande d'Europa) è molto, ma molto diverso dalla pappa d'avena quanto a valori energetici, non fosse perché prevede un'accoppiata da quelle parti vincente: frutta secca e sciroppo al miele...
Ieri avevo in frigo della pasta phyllo avanzata, che andava utilizzata prima che si seccasse e fosse da buttare: e allora ne ho fatto baklava, che a compenso del contenuto di zuccheri è, almeno, dolce facile e che non sporca niente.
  • 50 g. di burro;
  • 1/2 tazza di pistacchi non salati, macinati;
  • 1/2 tazza di mandorle macinate;
  • 1 tazza di noci macinate;
  • 2 cucchiai di fruttosio (o 3 di zucchero);
  • 1 cucchiaino di cannella;
  • 1/2 cucchiaino di chiodi di garofano macinato;
  • 225 g. di pasta phyllo o yüfka (la versione turca);
  • 2 cucchiai di miele;
  • 2 cucchiaini di succo di limone;
  • 1 bicchiere scarso di acqua;
  • la punta di un cucchiaino di semini di vaniglia o un pezzetto di stecca di vaniglia.
Per preparare il ripieno mescoliamo in un recipiente la frutta secca tritata, lo zucchero, la cannella e i chiodi di garofano. Avrete intuito che l'originale greco non prevede il fruttosio, ma lo zucchero... ma il fruttosio ha un potere dolcificante superiore (che permette di utilizzarne minori quantità) e alcuni vantaggi per la salute rispetto al saccarosio, per cui se non devo utilizzarlo in impasti, non lo disdegno: e non sentirete la differenza. Poi dividiamo la pasta phyllo in due metà uguali, senza separare i fogli fino al momento di utilizzarli. Lasciamo fondere il burro e poi iniziamo ad assemblare il dolce: in uno stampo possibilmente usa e getta (altrimenti foderato con carta forno) stendiamo il primo foglio di pasta, spennelliamo con burro e sovrapponiamo un altro foglio procedendo così fino ad esaurire la prima metà della pasta; stendiamo uniformemente il ripieno di noci e copriamo con il resto della pasta, sempre ungendo i singoli fogli. Con un coltello affilato tagliamo la superficie del dolce in quadratini e poi mettiamo in forno caldo a 220º per 5-7 minuti, riducendo la temperatura a 180º per altri 20.
Nel frattempo prepariamo lo sciroppo utilizzando il miele e il succo di limone sciolti nell'acqua, con l'aggiunta dei semini di vaniglia oppure del baccello inciso, lasciando sobbollire il liquido per 8-10 minuti. Potete anche preparare maggiori quantità di sciroppo - a me non piace troppo quando inzuppa del tutto la baklava, ma in Grecia è proprio così che la si serve: "giulebbata". Non appena il dolce è pronto, vi versiamo sopra uniformemente lo sciroppo e lasciamo raffreddare. Prima di servire, i segni sulla superficie aiuteranno a porzionare la baklava che, in presenza di ospiti, potrà fare la sua figura in pirottini di carta, a mo' di pasticcini.

sabato 16 maggio 2009

Merendine all'albicocca

Prometto che per oggi mi fermo qui... È che da molto tempo non inserivo le ricette degli ultimi giorni, a causa di impegni vari, e sono tante, perché abbiamo avuto amici in visita dall'Italia!
Questo è un dolcetto che fa a meno di tutto ciò di cui si può fare a meno: senza burro (ma, non illudiamoci, con margarina), senza zuccheri aggiunti a parte una cucchiaiata di Mascobado nell'involucro esterno, che ho aggiunto io, perché nell'originale (tratto da Favorite Recipes: Vegetarian, Parragon, 2003) non c'era, al pari dei fiocchi d'avena. Ma è ottimo, e particolarmente adatto per merenda o per il pranzo dei bambini a scuola: in questo caso però genitori e maestri si rassegnino... la pasta è molto friabile e "briciolosissima"!
Impastiamo
  • 270 g. di farina integrale;
  • 50 g. di noci, nocciole e mandorle miste, macinate fini;
  • 125 g. di margarina;
  • un cucchiaio di zucchero Mascobado (opzionale);
  • un cucchiaio di fiocchi d'avena (opzionali)
se necessario aggiungendo uno o due cucchiai d'acqua. Mettiamo la pasta a riposare in frigo per mezz'ora almeno e nel frattempo prepariamo il ripieno, portando ad ebollizione
  • 200 ml. di succo di mela,
  • zeste grattugiato di un'arancia,
con
  • 100 g. di albicocche secche,
  • 60 g. di pesche secche;
lasciamo sobbollire a calore moderato finché la frutta è tenera, lasciamo raffreddare leggermente e frulliamo il tutto con il frullatore a immersione. Alla crema ottenuta aggiungiamo un paio di cucchiai d'uvetta e un cucchiaino di cannella.
Quando il composto è ormai freddo riprendiamo la pasta e con metà di essa foderiamo uno stampo quadrato da 20-23 cm di lato. Stendiamo il ripieno lasciando libero il bordo e ricopriamo con l'altra metà. È possibile che in questa fase la pasta si rompa, ma niente paura, a rimettere insieme i pezzi si lascerà ricomporre con relativa facilità ed il ripieno è molto diverso dalla marmellata, non uscirà. Pressiamo i bordi per chiudere e bucherelliamo la superficie con la forchetta.
Il dolce deve cuocere a 200º per 20-25 minuti, finché la pasta non è dorata. Quando è freddo lo si potrà tagliare a barrette. Mio marito era inizialmente diffidente per la mancanza dello zucchero e ci ha scaraventato sopra lo zucchero a velo. Dopo un po' l'ho visto tornare alla carica, questa volta senza aggiunte, e adesso il rischio è che finisca lui tutte le merendine, inizialmente concepite come dolcetto più o meno dietetico per la prossima settimana... Depone bene, no?


Kaiserschmarrn



Al mio recentissimo viaggio a Vienna avevo già accennato... Ne ho approfittato, oltre che per ragioni culturali, anche per togliermi certe curiosità in materia di pasticceria, e tra queste l'origine del Kaiserschmarrn. Come dite? ma è una frittata? e no che non è frittata, o meglio non è solo frittata, se preparato come si deve... è un dolce squisito, che vedo meglio a colazione oppure come pranzo, per gente frugale, o parte di un brunch piuttosto che come fine pasto, perché va servito appena pronto.
Per l'appunto, sulla storia del Kaiserschmarrn, che viene collegato a Francesco Giuseppe, si raccontano come al solito molti aneddoti e nessuno più sa qual è quello giusto, se pure uno di questi coglie nel segno. Secondo quello più noto il dolce si sarebbe chiamato in origine Kaiserinschmarrn, in omaggio all'Imperatrice Elisabetta, che poi sarebbe nient'altro che Sisi - Sissi, in Italia; un tipo - secondo la leggenda - che oggi si direbbe calorie-conscious, diciamo pure con la fissazione della dieta, e che per questo avrebbe incaricato il pasticcere di corte di elaborare per lei desserts particolarmente leggeri. Con questa creazione però il buon pasticcere non avrebbe incontrato, per una volta, i gusti di Sissi; ebbe comunque a consolarsi perché chi se ne mostrò entusiasta fu proprio Sua Maestà Apostolica Franz Josef, alias Cecco Beppe, che fece fuori la sua porzione e quella della consorte con le parole: Na geb'es mir halt den Schmarrn her, den unser Leopold da wieder z'sammenkocht hat! ("E allora datelo a me lo Schmarren che il nostro Leopold ha preparato!"). E pare che tale fosse l'apprezzamento del Kaiser, che l'omelette dolce divenne il suo dessert preferito soprattutto durante le battute di caccia.
Se reale fosse la preoccupazione di Sissi per l'apporto nutrizionale dei propri pasti non saprei dirvelo, giacché al museo che la residenza reale dell'Hofburg oggi ospita sono visibili anche alcuni menu predisposti per lei, e soltanto quello della colazione sinceramente mi fa dubitare: voi come la definireste una colazione composta da un piatto di frutta, tre panini, circa 200 g. rispettivamente di burro e di zucchero, una tazza di panna, una di latte e una di caffé, una porzione di Gugelhupf e un vassoio di biscotti, alcune paste lievitate e infine del cioccolato? Mah... non mi persuade.
E non è roba da turisti: i menu, in versione originale, sono esposti in vetrina... come questo, che predispone una cena, altrettanto poco dietetica:
Veniamo al dunque! Per preparare un bel piatto di Kaiserschmarrn come questo,

servono
  • 3 uova separate,
  • 175 ml. di latte,
  • 70 g. di farina 00 (#405),
  • 15 g. di zucchero semolato fine,
  • un cucchiaio di rhum,
  • 1 bustina di zucchero vanigliato,
  • la punta di un cucchiaino di semini di vaniglia,
  • 1/2 cucchiaino di lievito per dolci,
  • un cucchiaino di succo di limone,
  • 2 cucchiai di uvetta passa.
Si sbattono gli albumi a neve con lo zucchero semolato, e poi i tuorli con la farina, il latte, il succo di limone, il rhum, lo zucchero vanigliato e l'uvetta. Nel frattempo si predispone una padella antiaderente che possa andare in forno e la si unge con del burro. Si uniscono gli albumi montati alla pastella e si versa il tutto nella padella calda; non appena si rapprende abbastanza, si rivolta l'omelette e si pone a completare la cottura in forno caldo, a 180º, per circa 5 minuti. Tolto dal forno, il dolce va fatto a pezzettini con l'aiuto di due palette di legno o due forchette. Questo il procedimento canonico: ma io ho sperimentato con successo, a scopo risparmio di energia personale ed elettrica, l'utilizzo di una padella per frittate, quella, per intenderci, fatta di due elementi da porre una sull'altro per girare le omelette con facilità. Se riscaldate e ungete entrambe le parti della padella otterrete una buona distribuzione del calore e potrete scansare tutte le operazioni relative al forno, purché, naturalmente, non prepariate in un colpo solo quantità eccessive di pastella.
Alla fine il Kaiserschmarrn va spolverato di abbondante zucchero a velo e servito con composta di frutta: tradizionalmente lo Zwetschgenröster, ovvero composta di prugne, ma anche la composta di mele (come nella foto) si trova abbastanza spesso a fare da "contorno".

Rote Grütze (composta di frutti rossi)



Questa è una specialità che il nord della Germania condivide con la Scandinavia. Si trova anche al supermercato nelle vaschette come quelle dello yoghurt, ma fatto in casa è tutta un'altra musica e per questo - oltre che perché è facile e rapidissimo da preparare - non manco mai di proporlo a chi viene a trovarmi dall'Italia!
Per quattro porzioni abbondanti servono:
  • 750 g. di frutti di bosco misti a seconda della stagione - fragole, lamponi, ribes rosso, ribes nero, mirtilli, more), o una confezione di frutti di bosco surgelati;
  • un barattolo da 250-300 g. di ciliegie al naturale (non sciroppate!), o una manciata di ciliege fresche più 150 ml. di succo di uva rossa;
  • 2 cucchiai colmi di zucchero;
  • 1/2 cucchiaino di cannella in polvere;
  • 1/2 stecca di vaniglia;
  • 2 cucchiai rasi di Maizena, farina di riso o fecola di patate.
Che i frutti misti vadano lavati e asciugati, ça va sans dire... poi li porremo in una pentola con le ciliegie insieme con metà del loro succo (o del succo di uva rossa se le usate fresche), lo zucchero, la cannella e la stecca di vaniglia incisa longitudinalmente. Lasciamo arrivare ad ebollizione, riduciamo il calore e lasciamo restringere per cinque minuti. Nel frattempo usiamo il resto del succo per sciogliere la Maizena, aggiungiamo il tutto alla frutta e lasciamo addensare continuando a mescolare.
Ottenuto un composto che vela il cucchiaio, travasiamo in una ciotola eliminando la stecca di cannella, "aggiustiamo" lo zucchero e lasciamo raffreddare prima a temperatura ambiente e poi in frigo.
La tradizione vuole che questo dessert si serva freddo, accompagnato da Vanillesoße. Potete prepararla riscaldando una confezione di panna da montare con due cucchiai di zucchero e mezza stecca di vaniglia, come al solito incisa, e aggiungendo infine un cucchiaio di Maizena sciolto in un po' di latte. Volendo stare leggeri, usate la panna di soia o la crema d'avena...
Questa è la procedura che seguo io, ma può interessarvi la possibilità di aggiungere alla panna, mentre cuoce, anche un tuorlo d'uovo sbattuto, ottenendo una crema pasticcera piuttosto fluida. La mia versione va per chi, come me, è acerrimo nemico del sapore d'uovo troppo marcato, che io personalmente definisco puzzaduovo... Se poi volete strafare, una bella pallina di gelato alla crema e tagliamo la testa al toro.

Franzbrötchen



Il Franzbrötchen sta alla città di Amburgo come il panettone sta a Milano, ed è una pastarella di sfoglia lievitata farcita di zucchero e cannella, che deve avere, stando al nome, qualcosa a che fare con la Francia e i Francesi. Stabilire cosa in esattezza è un problema: qualcuno sostiene che il nome derivi dalla somiglianza del dolce con il croissant, introdotto forse dai soldati napoleonici all'inizio dell'Ottocento, durante l'occupazione di Amburgo, altri invece lo fanno risalire ad un ingegnoso fornaio che avrebbe, in preda all'estro creativo, "ripassato" in padella con burro, zucchero e cannella del pane francese del tipo baguette. La brioche è un vero e proprio simbolo e ha l'onore di un sito (www.franzbroetchen.de) ad essa espressamente dedicato. A pensarci bene potrebbe essere l'antenata europea degli amatissimi cinnamon rolls che spopolano oltreoceano.
La particolarità dei Franzbrötchen sta nella forma a rombo, con le punte a spirale da cui si intravede la farcitura. Ottenerla non è difficile, ma non saprei descrivervela meglio... se non attraverso un'altra foto, che ve li mostra in formato mignon:
Vi servirà una dose base di pasta sfoglia per croissants; e poi, secondo la ricetta tradizionale,
  • 150 g. di burro,
  • 200 g. di zucchero,
  • 2 cucchiai di cannella in polvere.
Io però vi confesso che il burro non ce l'ho messo, e ho utilizzato dello zucchero di canna del tipo Mascobado. Il risultato mi ha convinta lo stesso.
Allora, torniamo ai nostri "panini alla francese". Spianata la pasta in un rettangolo, se usate il burro dovrete coprirne con fettine sottili l'intera superficie, e poi spargere in modo uniforme lo zucchero miscelato con la cannella in polvere; altrimenti distribuite direttamente lo zucchero. Arrotolate il rettangolo e appoggiatelo con la parte "chiusa" verso l'alto. Tagliatelo a fette spesse, diciamo quattro centimetri. Sistematele "in piedi" sulla teglia preparata per il forno e premetele con il dorso di un cucchiaio di legno. Durante la cottura (a 200º per un quarto d'ora o finché non vi convincono - i forni sono sempre traditori) vedrete che assumeranno la forma caratteristica e lo zucchero si scioglierà in caramello. Anche l'essere un po' appiccicosi è tipico dei Franzbrötchen!
Kursiv

mercoledì 6 maggio 2009

Sablés, versione tedesca


La simpaticissima signora Karin L. mi ha fornito la ricetta di questi biscotti frollissimi... facili, rapidi e buonissimi con il té, e con il caffé, e con quello che volete voi, a patto di non andare troppo per il sottile a proposito dell'apporto energetico! No, niente schizzinoserie: sono fatti per il clima della Germania, dove, specie d'inverno, di sicuro li smaltite. E poi, si campa una volta sola!
La frolla si impasta con
  • 200 g. di burro,
  • 80 g. di zucchero,
  • 250 g. di farina 00 (#405),
  • 1 bustina di zucchero vanigliato,
e si pone al fresco per una mezzoretta; poi si spiana all'altezza di un centimetro e si ritagliano i biscotti, da cuocere a 170º finché non sono coloriti ai bordi ma non troppo scuri nella parte centrale.

Pita




Chi è stato in Grecia sa di che parlo: i panini pita, provvisti di una "naturale" tasca che li rende atti ad essere riempiti nel modo più vario. Ogni tanto fanno la loro comparsa anche al supermercato, almeno qui in Germania, ma non sono la stessa cosa, quindi ecco qua una validissima, e rapida, alternativa! Per una decina di panini, impastate
  • 500 g. di farina 00 (#405) o 400 g. di farina integrale + 100 di farina 00;
  • 300 g. di acqua tiepida (330 nel caso della farina integrale);
  • 20 g. di lievito di birra;
  • 2 cucchiaini di sale;
ottenuta una pasta ben omogenea e che "incorda", lasciatela lievitare per tre quarti d'ora circa, poi dividetela in 10-12 palline e lasciatele stare ancora per mezz'ora, coperte con il foglio di nylon. Nel frattempo preriscaldate il forno a 250º.
Per inciso, i panini della foto sono di farina integrale.
Poco prima della cottura spianate le palline col mattarello in dischetti di circa un centimetro di spessore, badando bene a non spingere dal centro verso i bordi ma a lasciare uno spessore omogeneo. Ponete i dischetti sulla teglia e lasciateli cuocere per una decina di minuti. Vedrete che a un certo punto si gonfieranno, così:
Questo rigonfiamento creerà la tasca da farcire. Appena tolti dal forno metteteli in un sacchetto di carta, che chiuderete a sua volta in uno di plastica. Questo serve a non far "chiudere" le tasche, più che a mantenere i panini caldi. Portate a tavola e farcite come nella foto (quello della foto conteneva insalata, salsa tzatziki, fagioli giganti e seitan speziato). Se poi avete in programma un picnic in campagna, meglio ancora...

Savoiardi I



Mettiamo che una mattina, accingendovi a sorseggiare il vostro cappuccino, vi prenda il desiderio di "pucciarci" un biscotto dentro e vi accorgiate che la biscottiera è vuota.
Mettiamo anche che siate appena ritornati da un viaggio a Vienna, che si è rivelato, dal punto di vista della pasticceria, una sorta di vacanza-studio con osservazioni pratiche... dalla parte del consumatore, e che quindi - per via dei postumi da eccesso di nutrienti - sia altamente sconsigliata la lavorazione di roba, diciamo così, burrosa. Che resta da fare, per salvare cappuccino e linea? Una soluzione di compromesso: i savoiardi. E piccolini, così uno passa senza far danno... Con questa dose vi ritroverete con una bella scatola piena, potete contare su circa 40 biscotti. Peccato si chiamino savoiardi: mi ricordano la monarchia.
Ma siccome questo è un blog leichtherzig, scanzonato... lasciamo perdere e passiamo all'azione.
  • 4 uova, separate (cat. M);
  • 70 g. di zucchero a velo
  • 1 bustina di zucchero con vaniglia Bourbon (supermercato biologico);
  • 1 cucchiaino di zeste grattugiato di limone o arancia;
  • un pizzico di sale;
  • 70 g. di zucchero di canna chiaro;
  • 100 g. di farina;
  • 60 g. di amido;
  • zucchero a velo per spolverare.
Il metodo è, grosso modo, quello del pan di Spagna. Si sbattono i tuorli d'uovo in un bagnomaria caldo con lo zucchero a velo, e quando la massa è ben montata si continua a lavorarla a freddo ancora per qualche minuto. Gli albumi si montano a neve ben ferma con il pizzico di sale, aggiungendo gradatamente il resto dello zucchero; un terzo della meringa va incorporato subito alla massa di tuorli, mentre quella che rimane si aggiunge, alternando, insieme alla farina setacciata con l'amido.
Vi ritroverete con una crema abbastanza densa, da fare scendere in piccole porzioni sulla teglia rivestita con carta forno dalla siringa da pasticceria, senza bocchetta; spolverate i biscotti di zucchero a velo e cuocete a 200º, in forno già caldo, per una decina di minuti. Naturalmente i savoiardi fatti in casa vanno benissimo anche per tutti gli usi classici, come la charlotte, il tiramisù, col gelato... col tiramisù sono l'ideale, ma allora addio risparmio calorico!

Mousse di cocco e vaniglia con frutta esotica (e ingrediente segreto)

Aridaje coi budini, sì? e quindi è meglio se questo lo facciamo precedere da quattro informazioni in più, anche se magari siete capit...