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Visualizzazione dei post da Marzo, 2016

Cantuccini

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Non ci posso credere!!!
Non li avevo inseriti!
E se un blogger italiano non inserisce la ricetta dei cantuccini, che italiano è? Mi tolgono il passaporto!
Va bé, rimediamo.


250 g. di farina 00200 g. di zucchero100 g. di mandorle (a rigore), o altra frutta secca2 uova1 cucchiaino di lievitoun cucchiaio di vinsanto (o passito)un pizzico di sale15 g. di burro Il burro, a voler essere proprio ortodossi, non ci andrebbe; i cantuccini devono esser duri, perché si "pucciano" nel vino; ma questo quantitativo minimo aiuta al taglio e li rende più aromatici. Il procedimento è semplicissimo: si impasta la farina a fontana col resto degli ingredienti, aggiungendo alla fine la frutta secca; si formano due filoncini e si cuociono a 180 gradi per 20 minuti, o fine a ottenere una buona doratura. A questo punto si lascia intiepidire per mezz'ora, si tagliano i filoncini a fettine e poi si rimettono a biscottare (5 minuti per lato o "in piedi" con ventilazione.

Sanvigilini, i biscotti del lago di Garda

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I biscotti detti sanvigilini li conoscerà chi è stato o vive al Lago di Garda. Il nome è quello di un paese, Punta San Vigilio, di cui sono una specialità: inventati, pare, negli anni Sessanta da un inglese che vi gestiva una pensione, in onore di Churchill in visita al lago. Se questa sia la ricetta originale non lo so, ma è molto diffusa, e dato che son buoni e semplici, vale la pena. Dose per circa 35 biscotti (poi dipende dalla forma). 330 g. di farina120 g. di zucchero120 g. di burro fuso e intiepidito2 uova intere5 g. di lievito per dolcibuccia grattugiata di limone un pizzico di saleuvetta passa di Corinto, quella piccina Mesclare le uova con lo zucchero, con una frusta a mano. Unire la farina setacciata con il lievito, il sale, poi il burro, l'uvetta e la buccia di limone. La pasta sarà morbida: coprire e mettere in frigo per 30 minuti. Porzionare a palline, oppure stendere una sfoglia spessa (quasi 1 cm) e ritagliare i biscotti.
Cuocere a 180 gradi per 20 minuti e spolver…

Bensoncini

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A me mi piace il bensone, o pinza, o ciambella bolognese, insomma quel bel dolce rustico ripieno di marmellata brusca che s'intinge nel lambrusco o in quello che volete voi e che non preparo da un po'. Il concept del bensone si può interpretare anche in formato mignon, e cioè in versione biscotto, utilizzando la pasta frolla dei mini-strudel "pirata":  
135 g. di farina 00,25 g. di farina di mandorle,80 g. di burro morbido,35 g. di zucchero a velo,1/2 cucchiaino di lievito per dolci,1 tuorlo di cui l'albume andrà usato per lucidare. Per il procedimento vi rimando al post sui mini-strudel.
Dopo il riposo in frigo, stendere una sfoglia unica e spalmarne i 2/3 con abbondante marmellata di frutta a piacere. Arrotolare chiudendo le estremità, schiacciare leggermente, lucidare  e cuocere a 180 gradi per 25 minuti circa. Attendere che il rotolo sia tiepido per tagliarlo a fettine; rimetterle in forno a biscottare per una decina di minuti a 150 gradi, possibilmente con la…

Biscotti Mini-Strudel, corsari

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Negli anni Ottanta c'erano certi biscotti con un ripieno di frutta, che si chiamavano, se non mi sbaglio, strudel anche se con lo strudel non c'entravano niente e venivano spesso considerati una tipica merendina da gita perché si trovavano negli autogrill. Dovevano essere, sempre se la memoria non mi inganna, un prodotto Pavesi e non so se esistono ancora. In Francia li produce la Lu. Sinceramente la loro sopravvivenza in campo commerciale non m'interessa perché non voglio mica comprarli:, avendoli recentemente taroccati con successo. La pasta frolla è molto buona e utilizzabile anche per un altro tipo di biscotto di cui parliamo dopo. Ricetta per 20-25 pezzi.
Frolla: 135 g. di farina 0025 g. di farina di mandorle80 g. di burro morbido35 g. di zucchero a velo1/2 cucchiaino di lievitoun tuorlo d'uovo; non buttare l'albume Lavorare a crema il burro con lo zucchero a velo ed il lievito. Basta un cucchiaio di legno o una forchetta, non si deve montare. Aggiungere le fa…

Panna cotta con le amarene

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La faccio così spesso che non mi so capacitare di non aver ancora inserito la ricetta. Non che sia una gran perdita per il mondo, visto che si tratta di un classico con mille varianti, ma giusto per completezza, e perché chissà... a qualcuno potrebbero essere capitate le mie stesse disavventure iniziali con questo dessert semplice che più non si può, ma con qualche aspetto traditore.
Le disavventure degne di Fantozzi furono, citate in ordine casuale: Panna cotta versione gomma, che a buttarla per terra rimbalza. Panna cotta castigata, versione no-dai-troppa-panna, e allora tanto vale che la chiamiamo con un altro nome, perché non è la stessa cosa. Panna cotta che si separa in due strati, e conseguenza: in privato, arrabbiatura, davanti a ospiti, si può sempre dire che è fatto apposta e giurare che si tratta di un metodo segretissimo, tutto personale. Per non parlare di quando ho seguito non so che guru - di quelli famosi - che sosteneva la necessità che almeno una parte della panna f…

Le paste di méliga

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Le paste di méliga piemontesi sono le cugine dei crumiri. Anzi sui crumiri c'è una divergenza d'interpretazione circa la presenza della farina di mais, con due scuole di pensiero, quella di chi ce la vuole e quella di chi ne fa a meno. Invece le paste devono avercela, altrimenti non vale. Andrebbero sagomate con la tasca da pasticceria, avendo a disposizione la necessaria pazienza. Altrimenti con le mani: all'antica. L'importante è che non siano piccine, ma belle robuste. Detto questo, una parola sola: fatele!
La ricetta è di Davide Bugni, da Vivalafocaccia. 200 g farina 00200 g farina di mais giallo (fioretto, quella fine)180 g di burro125 g di zucchero2 uova intere4 g di lievito per dolcisemi di vaniglia2 g di sale Mescolare le due farine col lievito. Montare burro e zucchero con la vaniglia; ottenuta una massa cremosa unire le uova (una alla volta) ed il sale. Aggiungere la farina: sarà facilissimo ottenere una bella frolla che non si appiccica. Lasciarla riposar…

La pizza di amarene napoletana

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Ogni tanto mi viene in mente che quantitativo industriale di marmellate e conserve di frutta ho preparato e messo da parte durante il beato tempo estivo.  E se non si usano, che ci stanno a fare?  Quindi: frolla di amarene, anzi "pizza" di amarene, alla napoletana. La ricetta dell'impasto è quella di Antonia Russo, dal quaderno del padre pasticcere, e si può usare tranquillamente anche per preparare il classico "pasticciotto", che poi non sarebbe altro che la forma mignon. La pasta frolla, che è molto simile a quella che usiamo in Sicilia (come tante altre cose) contiene strutto. Non sostituitelo perché non è la stessa cosa. È una pasta morbida, dalla fragranza caratteristica (non scherzo), che tiene benissimo il taglio e si fonde perfettamente con la crema. Ho letto su Gennarino una discussione sulla questione "ammoniaca sì, ammoniaca no". Chiaramente, l'ammoniaca la può usare chi vuole una frolla che cresca in volume, tipo biscotto. Il cruccio …

Torta giulianese altrimenti nota come Attila

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Probabilmente oggi laggiù a Giuliana, provincia di Palermo, quando si dice "panettone" si pensa a quello milanese: magie del commercio e del mondo globalizzato. Ma tanti e tanti anni fa, quando ci stava mia nonna, la parola indicava esattamente questo dolce o per meglio dire la sua versione base (la crema di pistacchio, che non c'era perché in quelle zone il pistacchio doveva essere un lusso, è una mia idea moderna): pan di Spagna e ricotta. La torta delle feste era questa: di semplicità proprio barbara, il che spiega perché, a casa mia, è nota come la torta barbara, oppure semplicemente Attila.
Mi risulta che si preparasse nella pentola d'alluminio cuocendola nel forno a legna. Come poi potessero fare le massaie a cuocere nel forno a legna, e nella pentola, certi pan di Spagna monumentali, quando noi moderni, se vogliamo fare sul serio, ci mettiamo a valutare mille criteri, temperatura, tipi d'impasto, a caldo a freddo, uova intere uova separate, viennese o gen…

Tortino tiepido alle pere e gocce di cioccolato

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Si è compiuto un evento che entrerà nella familiar leggenda: l'acquisto di un forno di ultimissima generazione. E se qualcuno si sta chiedendo che cosa ci sia di tanto leggendario, gli tolgo subito la curiosità: una cosa per cui sembra che non ci sia niente di più semplice (a parte la prima occhiata al prezzo, ma pazienza) si era trasformata in un'odissea, un calvario, una roba da far passare la voglia di comprare un elettrodomestico per i prossimi dieci anni. Prima portano il forno e non lo possono montare perché manca una presa. Ci vuole l'adattatore. Poi l'adattatore arriva, viene fissato un nuovo appuntamento e all'ultimo momento telefonano: ci scusi, hanno mandato quello sbagliato. Poi arriva l'adattatore giusto, ma non lo possono montare, perché nella presa manca un filo, e qui arriva il momento tragico - stavolta hanno staccato completamente il forno e i fornelli vecchi, è venerdì, possiamo stare in campeggio per almeno tre giorni perché un appuntamento…